Michel Gondry nasce nel 1963 a Versailles; figlio di un musicista e informatico, sin dall'infanzia ha vissuto a stretto contatto con la musica, fino a quando con dei compagni di scuola delle superiori da' vita ad un gruppo musicale, gli Oui Oui. E' proprio per questa band che a 25 anni Gondry inizia la sua carriera da regista, girando i primi videoclip musicali; i suoi lavori sono visti da altri gruppi francesi che commissionano a Gondry i propri video, e col tempo questo avverrà anche per autori più celebri, fino ad arrivare a Bjork e i Rolling Stones. La domanda aumenta, e la stampa francese iniza ad interessarsi alla "favola" di questo francese ormai richiestissimo all'estero; si comincia così a parlare dello "stile Gondry", caratterizzato da una cura particolare per le immagini, un utilizzo frequente del bianco e nero, toni sentimentali. La sua mentalità e l'approccio al video, ponendo la sperimentazione sopra ogni altra cosa, è l'ideale per i videoclip musicali, anche grazie all'intelligente connubio tra ritmica musicale e immagine.
Col passare del tempo Gondry inventa metodi sempre nuovi per portare su schermo le sue idee: non sopporta le soluzioni già pronte, e spesso sceglie le vie più complicate per realizzare una scena, ma il fascino è garantito. I suoi effetti speciali escono da qualunque categorizzazione, in un'era in cui tutti sfruttano il computer Gondry trova metodi artigianali e complessi ma ugualmente intriganti; il regista francese potrebbe essere definito una sorta di Méliès dei giorni nostri, capace di trasformare il sogno in realtà attraverso stratagemmi che spesso sono veri e propri trucchi magici che lo spettatore vorrebbe riuscire a interpretare. In tutte le sue opere si può riscontrare una nota autobiografica, che traspare dalla malinconica visione della realtà, e dal pessimismo cosmico legato alla rappresentazione della relazione amorosa.
Tra i suoi autori preferiti ci sono registi surreali come Renoir o Vigo, dei quali sicuramente ha seguito le orme; come loro anche Gondry è un precursore, dato che il suo stile e i suoi effetti speciali sono stati speso riutilizzati in futuro da altri artisti. Questa forte integrità autoriale che Gondry ha raggiunto è da imputarsi anche alla sua ferma convinzione nel non accettare mai compromessi dalle case di produzione, rifiutando lavori pur di accettare imposizioni dall'alto (eccezion fatta per gli spot pubblicitari, alcuni dei quali sono in effetti meno "gondryci").
Questo topic vuole essere un'analisi dei suoi prodotti divisi per annate, esaminando videoclip, pubblicità, cortometraggi (quando possibile linkando una fonte per vederli online) per cercare di ripercorrere la carriera di uno dei registi più interessanti presenti sulla scena mondiale.
La copine du Pirate
All'inizio degli anni '80 Michel Gondry fondò con un gruppo di amici i Mercy-Mercy (che dopo qualche anno si trasformeranno negli Oui Oui), band nella quale suona la batteria. In quegli anni Michel divide l'appartamento con Jean-Louis Bompoint, un ragazzo che sta cominciando a dirigere i suoi primi video; il suo coinquilino condivide i suoi gusti per i film del passato, e passano molto tempo a parlare di cinema.
Nel 1985 Michel scrive una canzone per un'amica che cantava occasionalmente per i Mercy-Mercy, e visto che il brano è particolarmente orecchiabile, decidono di girarne un videoclip; essendo totalmente inesperto in materia, Gondry chiede il supporto di Bompoint, che accetta anche se i due ragazzi dovranno pagare di propria tasca la realizzazione del video.
Bompoint si occupa della regia, mentre Gondry realizza i disegni per i fondali su una tela, o altri elementi intagliati nel cartone; le animazioni si alternano a riprese dal vivo, girate tra l'appartamento degli autori e alcuni tunnel della metropolitana; I combattimenti dei pirati sono copiati dal film L'Isola del Tesoro prodotto negli anni'40. Già da subito Gondry mostra un interesse particolare per le tecniche particolari, costruendo solo con plastica e cartone uno strumento sul quale montare la telecamera, in grado di cambiare rapidamente la luce che illumina le riprese nelle seuqenze in cui la ragazza appare di colori differenti.
E' solo un inizio, ma è il primo indizio per osservare come Gondry non trae alcuna soddisfazione dai macchinari utilizzati normalmente, preferendo trovare autonomamente percorsi alternativi per raggiungere lo scopo.
Dopo aver iniziato la sua collaborazione con Jean-Louis Bompoint, l'anno successivo Michel Gondry continua ad affiancare l'amico nella ripresa di due cortometraggi; in questi non c'alcuna impronta tangibile dello stile di Gondry, ma sono sicuramente stati una palestra per capire in cosa consistesse il ruolo del regista, e provare su campo tutte le diverse fasi del processo di realizzazione di un cortometraggio. In entrambi i corti continua comunque a comporre la colonna sonora, rimanendo legato al suo ruolo originario da musicista.
Un reve idiot
Il sogno idiota del titolo è quello che affligge un uomo, sogno nel quale viene ucciso; mentre al parco l'uomo espone questa stramberia a una donna, ecco arrivare l'assassino che lo pugnala alle spalle. La vittima e il suo carnefice si danno poi appuntamento al giorno seguente, mentre la donna si allontana assieme all'assassino.
Il film non ha alcun virtuosismo tecnico, ma ricalca fedelmente lo stile delle avanguardie cinematografiche, dove le battute, le azioni, e gli eventi della vicenda sono assurde, e sembrano completamente scollegate l'una dall'altra; si cerca di infrangere la narrazione classica e il montaggio linearizzato, riproponendo la stessa azione per più volte, anche ripresa da posizioni differenti.
L’expedition fatale
Anche in questo corto si cerca di ricreare un'atmosfera da cinema del passato: non l'avanguardia vista nel corto precedente, bensì i primi film muti. La semplice vicenda (un gruppo di esploratori si imbatte in un fantasma) è messa in scena con tutte le caratteristiche del cinema delle origini: il bianco e nero, la pellicola rovinata, l'illuminazione tremolante, gli inseguimenti velocizzati da comica, e comparse e sparizioni di personaggi attraverso effetti speciali primitivi come il taglio della pellicola per ricreare l'illusione di un'apparizione istantanea.
Nel 1987 Gondry collabora con Bompoint ancora una volta nella realizzazione di Jazzmosphére, un cortometraggio d'animazione, ormai irreperibile; l'unica cosa che sappiamo a riguardo è che vi era rappresentato un balletto fatto in mezzo alla giungla, con un forte collegamento tra immagini e musica.
Dopo aver affiancato Bompoint per due cortometraggi, è giunta l'ora per Gondry di cimentarsi nei suoi primi lavori senza alcun supporto. Nel 1988 realizza ben tre videoclip per il suo gruppo, gli Oui Oui: tutto è autoprodotto senza alcun budget esterno, ma sono i primi esperimenti che gli permettono di operare in completa libertà, mescolando musica e immagini con risultati efficaci.
Junior et sa Voix d'Or - Oui Oui
Un buffo ometto, animato in stop motion, suona con la chitarra e canticchia la canzone del videoclip; i suoi movimenti sono quasi scomposti e prosegue la sua esibizione in condizioni estreme, dal lancio di un paracadute a una bufera.
Si possono riconoscere già alcuni stratagemmi interessanti, come le nuvole fatte con batuffoli di cotone, o la neve realizzata con frammenti di polistirolo fatti volare con un asciugacapelli; inoltre Gondry fa interagire fantastico e reale, con una scena in passo uno dove la marionetta è ingoiata da un essere umano, e con un finale dove la testa della cantante umana e il corpo disegnato del pupazzo si integrano per formare un bizzarro ibrido.
Degni di nota anche alcuni frammenti del video (quelli con la chitarra e l'uccello) che interrompono le scene "principali" per mostrare elementi estemporanei, che sembrano voler mostrare allo spettatore come funziona l'animazione, simulando i fotogrammi di una pellicola che si avvicendano rapidamente per dare l'illusione del movimento; verso il finale è presente anche l'esempio "classico" nel quale si alternano un fotogramma che raffigura una gabbia e uno che raffigura un uccello, in modo che visti velocemente in sequenza l'occhio umano percepisce il volatile dentro la gabbia.
Un Joyeux Noël - Oui Oui Il gioioso Natale di un carcerato che riesce ad uscire di prigione, mostra come il fuggitivo vagabondi per la città con divisa a righe e palla al piede, cercando di non farsi accalappiare nuovamente dai poliziotti.
Il videoclip sembra un vero e proprio cortometraggio d'animazione, senza nessun elemento particolare; il brano su cui è stato girato è interamente strumentale, e tutta la vicenda segue una narrazione lineare.
La tecnica è pura animazione 2D, senza l'interazione con differenti tecniche; non ci sono neanche le scene surreali che girerà in futuro Gondry, se si escludono i poliziotti che "atterrano" sulla Luna, come già avveniva nei primi cortometraggi d'animazione dove i personaggi interagivano con oggetti che nella realtà non sarebbero stati tangibili.
Bolide - Oui Oui
Il terzo video musicale animato in autonomia da Gondry è più complesso dei due precedenti, e mostra già il suo stile in corso di formazione; un altro brano strumentale (come per Un Joyeux Noël) è portato sullo schermo sotto forma di corsa di una macchina sportiva, che sfreccia per le strade di una città in fuga dall'auto della polizia. Il tutto realizzato a mano, con veicoli realizzati con il cartone, che si muovono su sfondi dipinti; nella seconda metà del video, decisamente più suggestiva, li vediamo muoversi all'interno di una vera e propria città in tre dimensioni ricreata col cartoncino, vivendo l'inseguimento anche attraverso inquadrature in soggettiva.
Gondry inizia ad usare punti di vista particolari o effetti visivi bizzarri, come la macchina che gira intorno alla rotonda o il cane che attraversa le strisce pedonali e noi lo vediamo come se fosse sdraiato a terra. Particolari anche alcune trovate surreali, come l'inquadratura fissa sulla strada e i due veicoli che spuntano sempre da punti differenti, o il frammento in cui le due macchine si scontrano in una vera e propria corrida.
Dô, l'enfant d'eau - Jean-Luc Lahaye
Video che lo stesso Gondry ha rinnegato, probabilmente bruciandone personalmente ogni copia disponibile, dato che è ormai impossibile riuscire a vederlo... Ed è un peccato, perchè è la prima esperienza in cui il regista anima una musica non scritta da lui, ma da un cantante di successo in Francia.
Sul contenuto si uò dire poco, ma sembra che Gondry avesse utilizzato qui le tecniche apprese in La copine du Pirate, con animazioni, effetti speciali realizzati col cartone e anche alcuni disegni effettuati direttamente sulla pellicola; Dô, l'enfant d'eau è stato descritto (dall'amico e collega Jean-Louis Bompoint) come un videoclip ricco d'inventiva e con alcune trovate veramente astute, peccato che non ve ne sia più traccia.
My Brother's 24th Birthday
(online non si trova la versione originale, ho linkato l'unico video disponibile in Rete, ma la musica truzza che sentirete è opera della mente malata di chi l'ha uppato)
Per il 24° compleanno del fratello Olivier (anche lui futuro regista pubblicitario) Michel Gondry gira un cortometraggio di auguri, nel quale i familiari si muovono in un contesto fatato e surreale, ognuno svolgendo una piccola azione e infine porgendo un regalo al festeggiato.
Il film è girato in stop motion scattando una sequenza di fotografie poi animate con una Super8; tra le altre tecniche adottate da Gondry c'è la prospettiva forzata, ed elementi di scenografia e costumi realizzati col cartone, come già ha fatto e farà in molti altri suoi lavori.
Anno sventurato il 1989, per chi cerca di ricostruire il percorso artistico di Gondry; l'appassionato si trova a sbattere il naso contro un muro formato da tre videoclip impossibili da rintracciare: Queen for a Day - The Life of Riley Il y a ceux - l'Affaire Louis Trio Tu rimes avec mon coeur - Original MC
Il primo in particolare è importante dal punto di vista biografico, essendo il primo video di Gondry realizzato per un gruppo straniero (britannico, nello specifico).
Inoltre, il 1989 è l'anno in cui Michel Gondry, in compagnia del regista Philippe Truffault, supervisiona il progetto Vingt p'tites tours, ovvero una serie di cortometraggi della durata di 1-2 minuti incentrati sulla Torre Eiffel, anche questi ormai irreperibili.
Les Cailloux - Oui Oui
Il 1989 è anche l'anno dell'uscita sul mercato del primo vero e proprio album degli Oui Oui, band in cui Gondry suonava la batteria; ecco allora il regista girare un videoclip promozionale, caricaturando i componenti della band in marionette costruite con materiali di fortuna. Lo stile è ancora quello infantile, ma la tecnica dell'animazione in stop-motion è migliorata notevolmente, e le deliziose ambientazioni sono arricchite dall'aiuto di Bompoint che vi ha saputo infondere una forte profondità di campo, grazie a un ottimo utilizzo di luci e ombre.
Un solo video girato da Gondry nel 1990, tra l'altro per la sua band.
E' però anche l'anno in cui Bompoint si occupa del restauro de L'Atalante, di Jean Vigo; a Gondry sono affidati la nuova sequenza di titoli di testa, il poster, e i credits.
Ma Maison - Oui Oui
I quattro componenti degli Oui Oui, travestiti da insetti, si aggirano per un prato e per i cunicoli sotterranei di un formicaio, muovendosi in modo bizzarro e ballando tutti assieme; da un fustino gigante cade a terra detersivo che ricopre il suolo, e gli insetti la mangiano credendola neve, causandosi così visioni psichedeliche.
Sicuramente un video strambo, che difficilmente rientra nei preferiti videoclip realizzati da Gondry per chiunque.
Però si possono qui vedere i costumi più complessi ideati finora per un video di Gondry, così come l'inquadratura in soggettiva nel prato e tra i cunicoli, poi perfezionata nei lavori futuri.
Sarah - Les Objects
Nessun oggetto di scena realizzato col cartone, nessun costume, nessuna animazione; il tocco di Gondry si limita per la prima volta solo alle inquadrature e ai movimenti di macchina. Il video si articola su due piani: in uno, vediamo in bianco e nero una donna che si preparara per uscire ed incontrare l'uomo amato, mentre a colori vediamo il cantante che canta la canzone. Il videoclip non si limita però solo a questa fusione di due elementi differenti, ma Gondry si diverte con due virtuosismi tecnici che riutilizzerà spesso in altri lavori, e che già da qui realizza con una cura minuziosa.
Il primo è un sapiente utilizzo del greenscreen, grazie al quale il cantante interagisce con il "mondo in bianco e nero" aprendo una finestra, passando sopra alla ragazza sdraiata a letto, urtando un passante, senza che questo effetto renda minimamente innaturale la scena, grazie anche a un buon sfruttamento della prospettiva e una sincronizzazione dei movimenti.
Inoltre, come se già questo non bastasse, il finale si rivela essere la versione "capovolta" di scene già viste nella prima parte del video, con solo pochi movimenti innaturali che rivelano la natura di questo effetto ottico.
La normalité - Les Objects
Video quasi trash, con ben poco degno di nota.
La mano di Gondry si vede per lo più nei fondali e le scenografie western, ma per il resto si vedono quasi unicamente inquadrature dei componenti del gruppo mentre cantano, a volte sovrapposti o presenti assieme nell'inquadratura grazie a una suddivisione dello schermo.
Piccole chicche, una breve sequenza al contrario nella quale un cowboy esce all'indietro dal saloon, e un'inquadratura con due pistoleri girata in puro stile Sergio Leone.
Dad, laisse-moi conduire la Cad - Peter & the Electro Kitsch Band
Prima volta di Gondry "nel futuro": un video nel quale i cantanti del gruppo protagonista sono trasportati nello spazio, trasformati in veri e propri astronauti che cantano mentre viaggiano a bordo della loro navicella e tra i pianeti, a volte in versione umana, a volte raffigurati da omini di carta. Molto ricche le scenografie, in particolare la città che viene sorvolata dall'alto, composta da numerosissimi edifici ognuno diverso dall'altro; il mezzo di trasporto è a volte mosso "a mano" inquadrandone solo una parte, mentre in altri momenti è animata a passo uno, come nel simpatico frammento in cui il veicolo blocca il giradischi quando la canzone si "blocca" ripetendo lo stesso brano.
Particolare l'illuminazione, integrata in diverse occasioni da luci e neon che vengono sovrapposte alle riprese principali.
Anno decisamente prolifico il 1992, nel quale Gondry realizza ben nove video per nove differenti artisti, utilizzando sempre differenti stili, atmosfere e tecniche, dimostrando un'incredibile versatilità anche nei periodi di produzione più intensa.
Comme un ange (qui pleure) - Les Wampas
Unico video di Gondry che riproduce un evento live della band protagonista, senza alcun fattre narrativo; nel realizzarlo però il regista usa il suo amato bianco e nero, e crea un effetto ottico che simula un intricato gioco di specchi, riprendendo lo stesso elemento da diverse angolazioni, sovrapponendole poi nella stessa inquadratura.
Blow Me Down - Mark Curry
Nel suo primo videoclip per un artista americano, Gondry ci mostra Mark Curry che se ne va a spasso per la città cantando e suonando con la sua chitarra. A prima vista c'è però qualcosa di bizzarro, il musicista è illuminato da una luce differente dallo spazio che lo circonda, come se gli venisse puntato contro un occhio di bue rosso/arancione che lo evidenzia; più il video prosegue è più è chiaro che invece ogni inquadratura è composta da più frammenti ripresi in momenti differenti. Questo stratagemma è sfruttato efficacemente, dando anche l'impressione che Curry sia attraversato da veicoli in movimento, oppure che cammini normalmente su un fondale che cambia in modo netto.
Buon utilizzo anche del rewind (nella prima e ultima inquadratura del videoclip) e del morphing per cambiare in corsa il fondale della discarica.
Les Voyages Immobiles - Etienne Daho
Per una canzone che parla di un amore perduto, Gondry decide di rendere visivamente la sensazione di confusione: la luce che rotea velocemente attorno al primo piano di Daho, la bocca moltiplicata caleidoscopicamente, i pavimenti e le pareti che si trasformano in acqua... Il risultato è una fotografia che ricorda Lynch, anche per il forte contrasto tra luci e ombre.
Di forte impatto il momento nel quale il protagonista attraversa lo specchio scambiandosi di posto col suo doppio, realizzata in un set formato da due stanze identiche collgate da una cornice.
How the West Was Won - Energy Orchard
Primo videoclip di Gondry per una band inglese, How the West Was Won è un piccolo gioiellino, probabilmente il video più interessante e ricco di trovate tra quelli realizzati finora dal regista francese.
Gli Energy Orchard si stanno esibendo in un cinema, davanti a un megaschermo che sta proiettando un vecchio film western; i musicisti prendono il posto dei protagonisti dei cowboy e si alternano immagini sovrapposte in bianco e nero e a colori, tra scazzottate e strimpellate, miscelate perfezionando la tecnica già vista in Sarah e Comme un Ange. Le interazioni tra gli elementi tra il piano reale e quello cinematografico sono molte, e anche le angolazioni delle inquadrature sperimentano in modo interessante.
L'effetto più riuscito e creativo è la distesa di tamburi da batterie che formano un corso d'acqua musicale, attraversato da un cowboy a cavallo.
La Ville - Oui Oui
Per il sesto video degli Oui Oui (e ultimo, dato che la band si scioglierà poco dopo), Gondry si ispira a Groove is in the Heart per realizzare un tributo alla pop-art, con colori pastello ed effetti visivi psichedelici.
Il videoclip riunisce praticamentte tutti gli effetti già utilizzati in precedenza da Gondry, con un'efficacia visiva sempre maggiore: green screen, sovrapposizioni, lenti deformate, colorazioni, modellini e animazioni di veicoli contribuiscono a formare La Ville, una città frenetica e multicolore.
Ogni frammento del video è particolare, meritevole d'attenzione, partendo dalla caduta iniziale del protagonista, che precipita in mezzo a una spirale di inquadrature ripetute, per poi dividersi da un'unica persona ai quattro componenti degli Oui Oui, con addosso una parrucca afro per rispondere alle ritiche di scarso ritmo presente nei loro brani. Effetti relativamente semplici riescono a creare risultati divertenti, come le gambe lunghe o i ballerini super-deformed dalla testa enorme.
Paradoxal Système - Laurent Voulzy
Video che ha ben poco di Gondryano, nel quale si segue il tragitto in treno di un uomo per raggiungere l'amore lontano.
Qualche sovrapposizione qua e là, e un interessante effetto in cui lungo la corsa del treno si alternano rapidamente nottee giorno.
Close But No Cigar - Thomas Dolby
Evoluzione del concetto di partenza di How the West Was Won, l'elemento vincente del videoclip è l'interazione tra ciò che si vede nel televisore e il mondo reale, in questo caso la coppia di una coppietta: il caso più riuscito è la divertente caduta dello sportivo nella tazza della colazione, o i passaggi dietro il cantante dei due progonisti.
Interessante anche il letto che si trasforma nella massa di televisori, simile alle batterie presenti sempre in How the West Was Won.
Two Worlds Collide - Inspiral Carpets
Gondry porta i ragazzi della band a bordo di una stazione spaziale Kubrickiana, priva di gravità grazie a movimenti circolari della telecamera. Intanto, all'esterno della base, l'apocalisse sta arrivando per via di un pianeta che sta per schiantarsi sulla Terra; tutte le riprese del nostro pianeta sono pesentate nella versione negativa dell'originale, rendendole più inquietanti e minacciose.
Les Jupes - RoBERT
In questo video Gondry dimostra di saper giocare con la sensualità della cantante, vestita solo con un bikini azzurro, e rinchiusa in una stanza vuota con pareti ricoperte di piastrelle; è il primo tentativo di catturare la bellezza femminile, anche grazie a luci che lo aiutano nell'obiettivo prefissato. Il videoclip gioca sulla moltiplicazione, come quando le mani di Robert si ripetono sullo schermo ogni volta che ripete una linea della canzone, incorniciando il viso: le inquadrature più interessanti sono sicuramente quelle in cui Gondry gioca con le camere, ripetendole come a comporre un gigantesco alveare composto da tante celle, nelle quali Robert si muove creando una coreografia con le copie di se stessa.
Il 1993 è l'anno della consacrazione per Gondry, grazie alla collaborazione con artisti di fama mondiale come Lenny Kravitz e Biork; l'annata è ancor più produttiva della precedente con ben 12 videoclip realizzati.
Nessuna notizia su "La main parisienne" - Malcolm McLaren, featuring Amina. "Voila, Voila, Qu'ça r'Commence" - Rachid Taha è un altro videoclip non rintracciabile, ma di cui sappiamo essere un lungo piano-sequenza ambientato tra le strade di Parigi, lungo la periferia fino ad arrivare all'aeroporto Charles De Gaulle.
"Hou! Mamma Mia" - Les Négresses Vertes
Dopo aver infranto il confine del riquadro cinematografico e di quello televisivo, stavolta Gondry dona vita ai personaggi intrappolati in foto, quadri e specchi, con effetti e spostamenti molto Hogwartsiani. In aggiunta a tutto ciò, una foto viene fatta cadere nella boccia dei pesci, così che l'immagine ne risulta distorta, con sovrapposizioni di pesci rossi che si muovono nell'acqua.
"La Tour de Pise" - Jean François Coen
Incantevole. Nessun virtuosismo registico o effetto speciale, ma solo una grande idea: catturare cartelli e insegne che montati sullo schermo riescono a ricreare un bizzarro karaoke col testo della canzone. Un lavoro che ha sicuramente richiesto una lunga ricerca, ma il risultato è soave e poetico.
"Snowbound" - Donald Fagen
In una città futuristica tutti gli abitanti (macchinine con la testa umana) vivono controllati da una sorta di Grande Fratello, ovvero Donald Fagen che compare su megaschermi dislocati ovunque mentre canta la canzone.
La melodia rilassata accompagna un testo di vita urbana, e allo stesso modo Gondry miscela una città ipertecnologica accarezzata però da una candida nevicata; la costruzione del modellino degli edifici e delle strade è ricchissima di particolari, un'ambientazione accurata nella quale si muovono i veicoli animati in stop-motion. Alle animazioni sono poi aggiunti frammenti in live-action ripresi autonomamente, come le teste dei personaggi e gli elementi atmosferici sullo sfondo.
Videoclip molto interessante dal punto di vista tecnico, ma forse un po' noioso dal punto di vista narrativo, che segue il ritmo soporifero della canzone.
"Je Danse Le Mia" - IAM
Un video con un'idea di fondo per la tecnica di realizzazione, che riesce a mantenere l'attenzione dello spettatore per i quattro minuti del videoclip: un morphing tra un luogo e l'altro che da' la sensazione di un rapido zoom, in avanti o all'indietro, seguendo il cantante in quello che potrebbe sembrare un lungo piano-sequenza, ma che in realtà è solo frutto di una composizione delle inquadrature come se fosse un puzzle di diversi piani visivi. A rendere ancor più d'impatto questo effetto c'è il coordinamento con la musica, con gli zoom che avvengono in sincrono ai colpi di batteria
"She Kissed Me" - Terence Trent D'Arby
Un ragazzino, al quale viene ipedito di entrare in un cinema a luci rosse, rimane a fissare le foto promozionali della pellicola; continua il ciclo di videoclip di Gondry sui personaggi di un'altra realtà che prendono vita nel nostro mondo. Come visto in Hou! Mamma mia, anche qui vediamo gli "abitanti" di alcune fotografie prendere vita, e passare da una all'altra senza alcun problema; lo sviluppo più interessante di questo meccanismo è nell'interazione sempre più complessa (qui addirittura un personaggio colpisce sè stesso in un'altra foto) e nella manipolazioni delle cornici delle foto, che vengono spostate, afferrate e strappate.
"Believe" - Lenny Kravitz
Per un video importante come questo, visto il calibro dell'artista superiore a tutti i cantanti con cui aveva collaborato fino a quel momento, Gondry non vuole strafare e si limita a immergere Kravitz in un'atmosfera da astronauta. Il cantante è infatti a bordo di un'astronave, tra stelle che esplodono e asteroidi fluttuanti; il videoclip omaggia piuttosto esplicitamente 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick, con la capsula circolare che ruota su sè stessa e l'allineamento di pianeti.
Human Behaviour" - Björk
Primo videoclip per Bjork da solista, nel quale inaugura anche la sua collaborazione con Gondry; l'immaginazione del regista francese qui può scatenarsi, in una fiaba che narra dell'inseguimento tra cacciatore e preda, un orso alla ricerca di cibo e Bjork. Ormai Gondry ha raggiunto una maturità tecnica, riesce a mescolare tranquillamente le tecniche e i differenti effetti speciali sperimentati in precedenza, e può concentrarsi sulla realizzazione di videoclip che comunichino con lo spettatore al di là del mero virtuosismo: l'orso di peluche che cammina per la foresta come una marionetta, il look delle ambientazioni, le luci e i colori pastello sono tutti elementi che contribuiscono a costruire un'atmosfera surreale, riconducibile alle illustrazioni di un libro per bambini.
"It's Too Real (Big Scary Animal)" - Belinda Carlisle
Videoclip che grazie a un utilizzo particolare del green screen riesce a giocare con la prospettiva e le grandezze: un effetto come quello del piccolo uomo che riesce a camminare sotto il tavolo, verrà ripreso nella scena di Eternal Sunshine con Carrey bambino.
"This is it (Your Soul)" - Hothouse Flowers
Riflessi. Questo il fattore principale del videoclip, tra vetrate, sovrapposizioni e giochi di specchi che hanno richiesto un lungo lavoro di post-produzione, per incastrare tra loro i diversi piani di immagine ripresi con la cinepresa.
Il 1994 porta tre nuovi videoclip di Gondry, e l'esordio del registo nel campo della pubblicità, che da subito gli fa ottenere grandi riconoscimenti e una visibilità sempre maggiore.
Per W Magazine realizza assieme a Mario Sorrenti e Micheal Thompson The Woman Who Misplaced Her Nose, una sorta di fotoromanzo terminato in soli cinque giorni, ma che non è possibile rintracciare.
"Little Star" - Stina Nordenstam
Video che gioca quasi unicamente con sovrapposizioni di più riprese, per lo più inquadrature della cantante e scenari naturali; a lungo ripetitivo, ma ci sono alcuni effetti piuttosto interessanti, come la transizione sulle diverse inquadrature della sedia (con e senza Stina sopra) che fa sembrare sia scomparsa, e la soggettiva dove le mani che coprivano gli occhi si scostano lasciando vedere il paesaggio.
"Lucas With the Lid Off" - Lucas
Questo videoclip è decisamente complesso, e lo stesso Gondry l'ha definito come una svolta per la sua carriera, essendo una sfida ardua da intraprendere: è stato tutto realizzato con un unico piano sequenza che racconta l'intera storia attraverso 22 differenti inquadrature, tra le quali la videocamera si districa lasciando immaginare allo spettatore gli attori che corrono da un set all'altro, quando non sono inquadrati. Gli elementi presenti sono anch'essi elaborati e Gondry non si limita al piano sequenza: sono infatti mostrate immagini riflesse, effetti speciali per simulare la presenza di un personaggio, e anche video ripresi in precedenza e poi proiettati su uno schermo.
La natura stessa da videoclip viene palesata attraverso le cornici che definiscono le inquadrature, mostrate chiaramente senza utilizzare alcun espediente per nasconderle; anche il set del videoclip viene mostrato rapidamente nelle carrellate da una zona all'altra, e durante il ritornello si vede addirittura il cantante a un mixer audio/video, con due monitor dove compaiono le voci di chi canta piccoli brani campionati nella canzone.
"Fire On Babylon" - Sinéad O'Connor
In questa canzone Sinéad O'Connor butta fuori la sua rabbia per gli abusi subiti da parte della madre e Gondry mette in scena lo stato d'animo della cantante, attraverso immagini a volte confuse, ma di forte impatto (come la torta di compleanno in fiamme, o la madre rappresentata dall'enorme macchinario minaccioso). La casa della O'Connor si sdoppia, mostrando un lato luminoso e uno più oscuro, dalla quale la cantante scappa rifugiandosi nella sua cameretta; questi "due universi" (che mi hanno ricordato non poco Coraline di Gaiman) sono rappresentati da una casa che ruota su sè stessa, lasciando in superficie di volta in volta un lato differente.
Interessanti alcune prospettive forzate, o scenografie costruite più grandi della norma (come il bancone con sopra i registratore di cassa) che fanno sembrare la cantante una bambina, con una tecnica che poi Gondry perfezionerà ed utilizzerà con Jim Carrey in Eternal Sunshine.
Fiat - Y10
Nel suo primo spot, Gondry costruisce cinque differenti scenari nei quali far muovere l'automobile pubblicizzata, collegati poi da una carrellata all'indietro della videocamera, rivelando che lo scenario precedente era solamente una fotografia promozionale. Ogni "fotografia" è ricca di elementi, e nella sesta inquadratura viene utilizzato un effetto simile a quanto già visto nei videoclip She Kissed Me e Close But No Cigar: la donna soffia su una cartolina, facendo passare i piccioni ad un'altra cartolina, facendo così interagire più piani che non avrebbero in realtà nessun punto di collegamento.
Levi's - Drugstore
Questo spot è entrato nel Guinness dei Primati come lo spot che in assoluto ha raccolto più premi e riconoscimenti, tra cui un Leone d'Oro a Cannes.
Un ragazzo si reca in farmacia a comprare dei preservativi, sotto gli occhi perplessi delle signore ben pensanti presenti nel negozio; la sera il ragazzo passa a prendere la sua fidanzata, e grande è la sorpresa quando si trova davanti suo padre, ovvero il commesso del negozio...
La ricostruzione del periodo storico e dell'ambientazione è molto accurata, con scenografie, costumi e oggettistica davvero affascinanti; per rafforzare l'effetto, il video è stato girato in bianco e nero e la post-produzione l'ha reso ancor più simile ai primi film dell'epoca del muto. Lo spot fu considerato troppo controverso e per questo non fu trasmesso in Canada e in Giappone; esiste anche una versione alternativa dello spot girato a ruoli invertiti, con la ragazza che si reca al negozio e alla fine a scendere dalle scale è il ragazzo (figlio del farmacista), anche se è andata in onda meno volte e per questo è meno nota.