
Carter Webb è un giovane aspirante scrittore, che in attesa di creare un capolavoro, scrive sceneggiature per film porno. Dal lato sentimentale le cose vanno ancor peggio dato che la fidanzata, una celebre attrice hollywoodiana, lo lascia da un giorno all'altro, facendolo sprofondare nello sconforto. Carter decide di staccare la spina e trasferirsi per qualche tempo nel Michigan, a casa della nonna con paranoie di morte, dove potrà non pensare alla sua vita, e magari dedicarsi a scrivere il progetto a cui pensa da anni.
Qui Carter farà la conoscenza dellle ragazze della famiglia che vive di fronte a sua nonna, grazie alle quali si addentrerà nell'universo femminile e troverà delle risposte anche sulla sua vita.
Ottima prova per la primissima opera di Jon Kasdan (figlio di Lawrence Kasdan, sceneggiatore di film come L'Impero colpisce Ancora, Il Ritorno dello Jedi, I Predatori dell'Arca Perduta, Guardia del Corpo, e anche regista di film come French Kiss o L'Acchiappasogni), che ci regala una piccola perla a metà tra commedia e dramma, con un equilibrio perfetto grazie al quale riesce a non scadere mai nel demenziale o nel melodrammatico. Questo film ha però il difetto (o forse vantaggio, per i botteghini) di essere penalizzato dal trailer, dalla locandina, e dal titolo italiano, che portano inevitabilmente a credere di trovarsi davanti a una commediola adolescenziale.
Ma il titolo originaleIn the land of women è sicuramente più calzante, perchè questa storia non parla di baci o di amori a lungo agognati, ma racconta del viaggio di un ragazzo, che diventerà uomo solamente ritrovandosi in un piccolo microcosmo dove conoscerà quattro diverse generazioni di donne, tre delle quali fanno parte della stessa famiglia.
C'è Paige, bambina fuori ma grande dentro, capace di far riflettere madre e figlia sulla propria vita con poche parole.
C'è Lucy, adolescente in perenne lotta con la madre, ma con una grande serie di paure che la affliggono.
C'è Sarah, madre di mezz'età che davanti alla malattia è costretta a fare bilanci e necessita di nuovo entusiasmo per trovare la forza di andare avanti.
E poi c'è la nonna di Carter, che ormai passa il poco tempo che le rimane vivendo già affacciata sul "dopo", invece che godersi il presente.
E queste quattro donne incroceranno l'esistenza di Carter, ragazzo che deve capire cosa fare della propria vita, lasciandosi alle spalle una vita sentimentale non del tutto chiara nemmeno a lui.
E sono questi cinque personaggi a fare il film.
Non una storia particolare, ma personaggi veri, sentimenti veri.
In questo il film è perfetto.
E il cast che c'è a supporto è davvero ben assemblato a partire dai tre protagonisti.
Carter è Adam Brody, il Seth Coen di O.C., che qui regala un interpretazione leggera e profonda allo stesso tempo (riesco a paragonarla solo all'Orlando Bloom di Elizabethtown) ma con picchi di comicità che neanche il suo personaggio nerd nel telefilm adolescenziale aveva mai raggiunto. Soprassedierò sui commenti da tifoseria delle ragazzine in sala durante il film, oppure dell'applauso quando è comparso il suo nome nei titoli di coda. Non che non se lo meritasse, ma era un applauso "in calore".
Lucy è interpretata da Kirsten Stewart (già vista in Zathura) perfetta per il ruolo di adolescente tormentata, che alterna scene di rabbia e disperazione a piccoli momenti che suscitano tenerezza.
Sarah invece è una rediviva Meg Ryan, assente dalle sale cinematografiche da ben 2 anni (dopo il flop di Against the Ropes), ritorna qui in versione più "matura" (traduzione: mammaaamiaaaa quant'è invecchiataa la Meg!) e con un paio di scene, senza voler anticipare di più, davvero impressionanti.
Insomma, una gradita sorpresa: ero entrato in sala credendo di vedere una commediola con Adam Brody che doveva anticipare la visione di un film al multisala che mi attirava ben di più, e invece ne sono uscito con la convinzione di aver visto uno dei film più interessanti dell'ultimo periodo.
Iper-consigliato.


