
MAUS
Maus è una delle graphic novel più importanti a livello mondiale, che ha fatto conoscere a molte persone questo nuovo "formato" di storie a fumetti, riscuotendo un enorme successo anche per via del tema toccante che tratta.
Originariamente pubblicato a puntate negli USA, durante una serializzazine durata ben 11 anni, Maus è poi stato raccolto in volume e apprezzato da pubblico e critica, arrivando ad essere tradotto in venti lingue, e ottenendo addirittura il premio Pulitzer, il più grande riconoscimento nel mondo del giornalismo, per la prima volta assegnato ad un opera a fumetti.
L'idea vincente di Art Spiegelman, vignettista satirico qui alle prese con la sua prima opera "imponente", è stata quella di rappresentare l'Olocausto attraverso una grande metafora degna di Esopo: gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, gli americani sono cani, ecc. Hitler amava definire gli ebrei ratti,
L'artista è il primo a trattare un tema simile attraverso un fumetto, e gioca spesso su questa sua scelta, e con la metafora animalesca adottata, arrivando perfino a presentare a lettore i suoi dubbi riguardo a come verrà accolta la sua opera dagli ebrei, e se il suo lavoro abbia rispettato la memoria delle tante vittime.
L'Olocausto viene raccontato attraverso i racconti di Vladek, il padre dell'autore, che narra al figlio la sua vita,cominciando dall'innamoramento nei confronti della moglia, paassando per la persecuzione da parte dei nazisti e la reclusione nei campi di concentramento, fino a giungere alla liberazione da parte degli americani.
Ma al racconto dell'olocausto, si affianca l'autobiografia di Art Spiegelman che narra il suo rapporto col padre, attraverso i momenti (anche questi realmente vissuti) nei quali Art intervista il padre sulla sua vita. Ma da questi momenti si capisce realmente che tipo di persona fosse il padre, che viene rappresentato da Art non come un eroe o come una vittima che ha superato l'inferno causato dai nazisti, ma come una persona reale, con le sue manie e i suoi difetti.
E le brutalità della persecuzione nazista viene narrata proprio dalle sue parole, crude e reali, che sono una pura cronaca, senza mai aggiungere "romanticismi" eccessivi. Non ce n'è biosgno, sono sufficenti i particolari ad emozionare, anche se ne abbiamo già sentito parlare un'infinità di volte dalle testimonianze dei reduci dai campi di concentramento: i numeri marchiati a fuoco sul braccio, gli espedienti adottati per sopravvivere, i duri lavori e le torture a cui erano sottoposti... Più il racconto prosegue entrando nelle fasi più intense della vicenda storica, e più i contrasti tra Vladek e Art si fanno intensi, culminando con la morte del padre dell'artista, avvenuta durante la stesura di Maus.
Il tratto è piuttosto spoglio, con un bianco e nero "sporco"; i personaggi hanno un'espressività limitata, sono sufficenti le loro parole e le situazioni in cui si trovano a far trasparire le loro sensazioni. La scelta di Spiegelman è stata quella di limitare l'aspetto estetico, per favorire la lettura da parte di chi non mastica quotidianamente il linguaggio fumettistico, ma che può così ugualmente avvicinarsi a questa opera di fondamentale valenza storica.




