
Yeee, ce l'ho fattaaaa, ho anticipato Deboroh sull'apertura di un topic in "Cinema"! Ehm. Dicevo. Inizio con un paio di links:
Trailer
Sito ufficiale, che secondo me merita di esser visto. I siti ufficiali di tutti i film di Gondry sono molto particolari, tant'è che riuscirei a riconoscere una sua pellicola senza sapere nulla su di essa solo guardandone il sito web. Tutt'ora non nego di dolcemente naufragar in quello de "L'arte del sogno", ci passerei delle ore ogni volta.
Detto questo, passiamo finalmente a parlare seriamente del film.
Quando al signor Fletcher (Danny Glover) comunicano che l'angolo del palazzo che, oltre alla sua casa, ospita anche il suo negozio di noleggio VHS sarà abbattuto perché non conforme a delle regole di sicurezza, questi decide di partire per un breve viaggio in cui analizzare i metodi usati dalla concorrenza più affermata per migliorare i suoi affari e riuscire a pagarsi dei lavori di ristrutturazione per evitare il peggio.
Lascia così le redini del suo negozietto semifallimentare a Mike (Mos Def), avvisandolo di tenerne lontano il combinaguai Jerry (Jack Black). Quest'ultimo, convinto che la centrale elettrica vicina al suo posto di lavoro sia dannosa, decide di sabotarla, ma durante l'operazione qualcosa va storto e si magnetizza. Il giorno dopo, tornando al negozio di Fletcher, smagnetizza tutte le VHS cancellandole; non potendo sostituire nessuna VHS, dal momento che ogni altro negozio di noleggio utilizza DVD, insieme a Mike ed Alma (Melonie Diaz), una ragazza coinvolta all'ultimo momento, decide di ricreare delle versioni "alternative" di film come Ghostbusters, Il Re Leone, Rush Hour 2, A spasso con Daisy e così via per non scontentare i propri pochi clienti.
Di contro ad ogni previsione, il trio ottiene un grandissimo successo, e le vendite del negozio impennano, grazie anche all'idea di coinvolgere pian piano tutti gli altri cittadini nella realizzazione delle loro one-of-a-kind creazioni: ma quando tutto sembra andare per il verso giusto, qualcosa rovina il loro entusiasmo, ponendo (quasi) fine alla loro brillante e divertente iniziativa.
Ammetto di trovarmi un po' in difficoltà a parlare di questo film: se da un lato, a differenza dei film precedenti, appare più commerciale, si può tranquillamente affermare che non ci troviamo di fronte ad una commedia leggera, di puro intrattenimento. La perdita della memoria e il sogno trattati con un originalissimo punto di vista rispettivamente in Eternal sunshine e The science of sleep sono lì analizzati in maniera complessa, mentre Be kind rewind ha un impatto più viscerale sul suo pubblico, è vero, ma il messaggio di questo "movie within the movie" non è ugualmente immediato. O perlomeno io ci ho visto diverse chiavi di lettura: l'essere "attivi" degli spettatori di fronte ad un film (rappresentato dal coinvolgere tutti i cittadini nella realizzazione della loro ultima opera); il proliferare di effetti speciali, over-uso di trucchi e tecnologie elaborate ormai in qualsiasi tipo di film che sta facendo perdere un po' il senso di autenticità ed immedesimazione che si può provare nell'assistere allo svolgimento di una storia; il porsi in maniera positiva, forse un po' utopisticamente, nei confronti dei film indipendenti, che sul pubblico hanno qui più presa rispetto a quelli di mainstream (oltre al successo dei film maroccati, ho visto questa cosa anche nella scena in cui Jerry, magnetizzato, "disturba" la tv e lo schermo).
L'elemento "Dobbiamo salvare il negozio, organizziamo uno spettacolo", è di sicuro portante nella struttura del film, però allo stesso tempo credo sia anche la parte su cui focalizzarsi di meno: infatti è un argomento poco sviluppato, un po' irrisolto, come se fosse stato inserito semplicemente per giustificare le azioni dei due protagonisti. Gondry stesso, in un'intervista che ho letto di recente, affermava che l'inserimento di quell'elemento fu suggerito dai produttori del film, che consigliarono di aggiungerlo allo script originale -di cui però ahimè non ha parlato- per conferirgli una struttura più solida.
Trovandoci di fronte al secondo film scritto da Gondry stesso, è chiaro ormai come il suo preciso interesse, più che nella trama, si concentri sullo scenario che avvolge le sue storie: più che film, qui possiamo parlare di sogni veri e propri, dal momento che risultano pregnanti di fervida immaginazione, un po' visionari, divertenti, e punzecchiati soltanto quanto basta dalla realtà. Anche in questo caso quindi, probabilmente è stato meglio non coinvolgere Kaufman (con cui secondo me forma comunque una coppia ineguagliabile), che per quanto possa scrivere cose intrise di bizzarria, un po' bislacche, riesce comunque a chiuderle in una struttura narrativa ben precisa, non avvolgendo così i suoi personaggi da quell'atmosfera rarefatta tipica dei sogni.
Ancora una volta, quindi, ciò che si prova di fronte ad un film di Gondry è "sentire", più che "mettere a fuoco", e il ritrovarsi, come ne "L'arte del sogno", in un universo dal fascino bambinesco e dalle meraviglie fatte-in-casa non permette di fare altrimenti. Viene quasi da chiedersi perché certe battute che i nostri eroi pronunciano nel rifare film, come "Tutto ciò che direte potrà essere usato contro di voi nel tribunale... di Robocop!" non siano state pronunciate a suo tempo dagli attori dei film autentici. Tant'è che lo stesso Jerry ad un certo punto esclama "La nostra versione è migliore di quella oiginale!", sebbene con le dovute limitazioni ("Sì, ma dura 20 minuti!", afferma Mike). Geniale l'idea di inserire la Weaver (che recitava nel Ghostbusters originale) in un cameo, che dice: "Apprezzo la vostra creatività, ma siate realisti.."..
Ma giammai i personaggi Gondryani sono stati tali, per fortuna probabilmente, dal momento che la cosa avrebbe intaccato la loro innocenza ed effervescenza/immediatezza. Be kind rewind è nostalgico, un po' per sognatori che vanno contro mulini a vento, ma anche divertentissimo.
L'esuberante Jerry, intriso di Blackismo (neologismo coniato da me per descrivere la comicità tipica di Jack Black) ed il più pacato Mike ricordano quelle coppie protagoniste di vecchie sitcom americane anni '50: li ho trovati comici ed un po' malinconici allo stesso tempo. Le immagini di Black e Def rifacenti film con i loro ingenui effetti fatti in casa sono brillanti. La scena in cui Jerry, americano, non conosce bene la sigla di Ghostbusters è pura commedia. Il montaggio di tutti i loro effetti speciali è fantastico.
Il finale è dolceamaro, in perfetto stile Gondry, che fin ora è riuscito a non deludermi mai. La sua sequenza è favolosa, ricorda quasi per associazione di idee quella finale di "Nuovo cinema paradiso" o addirittura quella di "It's a wonderful life" di Frank Capra, sebbene la magia che si avverte guardandolo rimandi un po' anche a quello di "Otto e mezzo". Quest'ultimo è forse un paragone azzardato e me ne rendo conto, ma i volti della folla incuriositi, sorridenti, illuminati dal fascio del proiettore del film sulle note di "Solitude", un solo per piano del bravissimo Jean Michel Bernard (in Otto e mezzo erano invece accompagnati dalla sublime musica di Nino Rota) mi hanno ricordato un po' quell'umana catena felliniana formata da elementi sì distinti e caratteristici, ma aventi tutti qualcosa in comune.
Non ho esclamato "Wow!" una volta uscita dalla sala, come invece è successo per Eternal Sunshine e L'arte del sogno, che mi hanno letteralmente dato una rara sensazione di groppo in gola, ma ho trovato Be kind rewind comunque davvero irresistibile.
Piesse: mi aspetto che questo film faccia tantissimi proseliti che attaccheranno letteralmente Youtube. Ovviamente sarò tra quelli.
Ah, non perdetevi i titoli di coda: oltre a qualche piccola scena in più, potrete leggere il nome del sito su cui guardare i film maroccati di Jerry e Mike.




