[Topolino] Annata 2008

Gottfredson, Barks, Scarpa, Rosa, la scuola italiana, con un occhio di riguardo anche ai Disney spillati. Perché ricordiamo che il Sollazzo nasce qui, grazie a un certo papero mascherato...
  • Se la lunghezza è rimasta standard nel corso degli anni allora forse il problema esiste, come diceva Elik, per certe storie che soffrono la compressione in quel determinato numero di tavole... a pensarci bene io la brevità l'ho notata solo con Novecento, probabilmente perchè (oltre al fatto della vecchiaia che avanza, di cui sopra) mi veniva spontaneo fare un confronto col monologo. Con le altre storie (DoubleDuck, appunto) non ho avuto lo stesso problema.
    Nel caso di Novecento comunque secondo me la "concentrazione" in poche pagine non è particolarmente tragica, al massimo richiede che il fumetto si legga più volte per apprezzare meglio alcuni dialoghi, parole e situazioni.

    Sul fatto che Novecento si distingua dalle altre "parodie" e, come diceva Faraci, andrebbe considerata una versione della storia al pari delle altre: sono abbastanza d'accordo, perchè pur con tutte le obiezioni che si possono fare e i difetti che si possono trovare, questa non è una parodia. Non è una rivisitazione in chiave ironica e i cambiamenti nella caratterizzazione dei protagonisti in realtà sono molto pochi: è proprio un adattamento, una versione della storia a fumetti realizzata con i personaggi disneyani (con tutto ciò che questo comporta anche in termini di tematiche che si possono o non possono affrontare su quelle pagine).

    [Elik, grazie per il link a DoubleDuck!]
    I do not fit. I know that.
  • # 2736

    Doubleduck - Episodio 2 (Bosco/Mangiatordi): Bosco prosegue nel solco tracciato da Vitaliano, e dopo un buon episodio intorduttivo ecco un buon secondo episodio. La storia prosegue sulla scia dell'azione, senza fare a meno delle gag che non stonano mai, ma anzi arricchiscono il tutto. Gag che spesso nascono dalla presenza di parenti affini di Paperino; una scelta questa davvero ottima, perché non estranea il personaggio dal suo contesto solito.
    Ai disegni Mangiatordi: beh, Freccero io l'ho trovato davvero squisito, ma Mangiatoridi, pur avendo uno stile differente, non è da meno. Ottimo davvero!
    E dulcis in fundo, anche la cover dedicata a DoubleDuck: davvero bella e molto... Disney di nuova generazione! ;)

    Sulle Strade di Topolinia (Sisti/Vian): il ritorno di Sisti dopo la storia di Paperetta e le versioni disneyane dei Vj di MTV. Se vogliamo il soggetto della storia non è niente di che, ma Sisti è bravo, i disegni sono di Vian e il risultato è più che positivo. Ma la bravura di Sisti la si vorrebbe vedere all'opera anche su storie di più ampio respiro, magari storie in due tempi, oppure saghe come DoubleDuck. Insomma, non ci sto a vedere uno dei fautori del progetto Pkna a secco di grandi storie!

    # 2737

    Ok, non so da dove iniziare. E' da due giorni che ho letto la storia e mi chiedo se riuscirò a descrivere le emozioni che provo e che ho provato.
    Ad iniziare dalla cover: non so quante volte l'ho guardata e riguardata. Bellissima nei disegni di uno strepitoso Cavazzano e nei colori di Intini. Ma c'è di più. Perché osservandola bene, e cercando per un attimo di non lasciarsi ammaliare dal tutto, si nota anche la sapiente scelta della Redazione per celebrare l'Evento. Nessuno strillo di copertina, nemmeno riferito al terzo episodio di DoubleDuck, il logo della storia, con tanto di Topolino e Novecento che danzano con il pianoforte, e la semplice indicazione nella barra sovrastante il titolo:"Dal grande Romanzo di Alessandro Baricco". Una cover semplice, essenziale, elegante. Una cover da numero da collezionare e tenersi stretti.

    Poi uno apre l'albo, e dopo essersi sforzato a non richiudere per guardare la cover, si appresta a leggere l'albo. Non so voi, ma io prima di iniziare la lettura delle storie leggo sempre gli editoriali. Sempre. E' un'abitudine che ho dai tempi di Pkna. Posso anche tralasciare le rubriche, e non leggere le storie in sequenza se ce n'è una che mi attira particolarmente, ma l'editoriale viene per primo. E leggere gli editoriali della De Poli è sempre piacevole.
    Orbene, inizio a leggere l'editoriale di questo numero e subito una bellissima sensazione mi pervade. E dopo averlo letto tutto, mi sarei levato il cappello se ne indossassi uno e se mi fossi trovato davanti all'autrice. Perché questo editoriale, che andrebbe stampato e incorniciato, è un bellissimo elogio al fumetto. Al fumetto come mezzo di comunicazione, come forma d'Arte, e al fumetto Disney. Cosa poteva esserci di meglio per una storia di questo tipo? Ma alla storia ci arrivo tra un attimo. Prima mi si permetta di dire che il grande amore e rispetto che Valentina ha dimostrato di avere per il fumetto, non è solo una gioia ma è anche la dimostrazione che lei è la persona giusta al posto giusto. Grazie Valentina e in bocca al lupo!

    La Vera Storia di Novecento (Baricco-Faraci/Cavazzano): chiariamo subito un aspetto: io il monologo non l'ho mai letto, non ho mai assistito ad una sua rappresentazione teatrale, ma ho visto il film di Tornatore. Almeno un paio di volte, forse tre. Ebbene, questo non mi è stato di nessun disturbo, anzi casomai mi ha permesso di apprezzare maggiormente alcuni aspetti della storia. Non ho pensato neanche per un momento di trovarmi dinnanzi alla parodia del film o del libro, per il fatto che questo è chiaro sin da subito. Dalle prime vignette di quel nuovo inizio, con il Virginian al largo e Topolino e Minni, scritto direttamente da Alessandro Baricco, e dal titolo; non "Topolino e Pippo in..." o "La leggenda di Pippo sull'Oceano" ma "La Vera Storia di Novecento".
    E questo indica una cosa sola: questo è il fumetto di un'opera fortunata che ha avuto modo di essere rappresentata con vari linguaggi: la letteratura, il teatro, il cinema. E ora il fumetto. Interpretato da attori straordinari, i characters disneyani. E lì dove nel film c'erano Tim Roth e Pruitt Taylor Vince, qui ci sono Pippo e Topolino. Mai scelta fu più azzeccata.

    Perchè Pippo in particolare, per il suo "pensiero laterale", per il suo essere un "genio nell'ombra", è un Novecento perfetto! E anzi, mi viene da pensare che in fondo Pippo lo sia sempre stato Novecento.
    Però Topolino non è da meno. Perché dopo il lavoro fatto dallo stesso Tito e da autori come Casty, per levare al personaggio l'errata immagine di perfettino e primo della classe, è anch'egli perfetto nel ruolo di controparte e miglior amico di Novecento.
    C'è poi Macchia Nera: sceglierlo come antagonista di Novcento se la storia fosse stata fatta alcuni anni fa, non avrebbe avuto senso. Fortuna che Casty insieme a Savini e Cavazzano hanno recuperato il personaggio, trasformandolo in un pericoloso criminale dandy; perché così Faraci ha avuto l'antagonista perfetto per Novecento, che ha preso vita grazie alla maestria di Cavazzano, che da quanto fatto in precedenza è partito per realizzarne una versione davvero sublime.

    Ci si faccia un favore: non la si chiami parodia, o Grande Parodia Disney; qui siamo oltre. Perchè questa non è una parodia, questo è il fumetto di Novecento. Punto. E' come in Casablanca; anzi di più. Perchè qui non solo non si tratta di parodia, ma per la prima volta l'autore del testo letterario collabora alla realizzazione della storia. Non solo coadiuvando lo sceneggiatore, ma dando il suo contributo fondamentale scrivendo un nuovo inizio e un nuovo finale. Che pur essendo differenti da quelli del film, e quindi del monologo, ho apprezzato moltissimo, per il fatto che calzano a pennello con la storia. Per il ruolo svolto nella realizzazione della storia e per l'apprezzamento e il rispetto che prova per il fumetto Disney, Alessandro Baricco meriterebbe un grosso abbraccio da parte di ogni lettore e fan che si consideri tale.

    E veniamo ai due autori di casa. Forse sarò di parte perchè a me piace tantissimo, ma per questa storia non avrei visto sceneggiatore più adatto di Tito Faraci. E il risultato finale è li a confermarlo. Tutto è perfetto, l'uso sapiente delle didascalie, l'impostazione delle vignette, le gag, i dialoghi... e la poesia che da tutto questo traspare. Le emozioni nella lettura sono state tante, e il merito è soprattutto per l'interpretazione di Pippo, Topolino e Macchia Nera, così riusciti come interpreti nel loro rimanere se' stessi. Straordinario! Avrei forse apprezzato qualche tavola in più, per la scena della danza con l'Oceano e per l'esibizione finale di Novecento nel Duello, ma la bravura di Tito si vede anche qui: nulla risulta sminuito, e tutto fila alla perfezione sino al finale. Per il quale non nego che al momento dell'esplosione del Virginian mi sono domandato, allarmato:"E Novecento?!".

    Un disegnatore differente sarebbe riuscito ad esaltare soggetto e sceneggiatura di questo calibro? Forse sarò di parte anche in questo caso, ma credo di no. Giorgio Cavazzano è un Maestro, e quando leggi una storia da lui disegnata l'apprezzi sempre. Però ci sono dei casi in cui riesce a superarsi, ad andare oltre se' stesso. Questo capita quando si ritrova a lavorare su sceneggiature che evidentemente lo emozionano e lo esaltano, spingendolo a dare più del massimo. E' quello che è successo in questo caso, dove non c'è una singola vignetta o espressione che non sia estasiante; il tutto valorizzato da una colorazione riuscitissima. Non posso non citare le 2 tavole iniziali del prologo, la tavola finale (e grazie alla signora Elena!), la sequenza della danza con l'Oceano e quella del Duello. Duello nel quale l'interpretazione di Novecento e Black Pot tocca vette sublimi, e dove le note che escono potenti dal piano forte e invadono la vignetta sembrano quasi farti male ai timpani. Eccelso!

    E allora GRAZIE! A Baricco, Faraci e Cavazzano per il risultato straordinario ottenuto, cioè una trasposizione del monologo che ha pari dignità delle altre e che nello stesso tempo è una storia squisitamente disneyana! E alla Direttora, che questo progetto la voluto e l'ha amato!

    P.S.: certo, le rubriche per una storia così che ci siano o non ci siano non cambiano molto. Ma ho apprezzato molto la rubrica pre-storia e l'intervista a cavallo tra i 2 tempi.

    Doubleduck - Episodio 3 (Vitaliano/Mazzarello): dopo una storia come quella di Novecento, uno è sicuramente appagato dalla lettura del Topo. Gli fossero seguite storielline mediocri, non avrebbero intaccato lo stato di appagamento. Ma invece ci si ritrova DoubleDuck, che già nei precedenti episodi è stata su ottimi livelli, e che in questo non è da meno.
    Ok Mazzarello non sarà stato al massimo e stona rispetto allo stile di Freccero e Mangiatordi, ma a me è piaciuto. Sarà forse merito della sceneggiatura di Vitaliano che pota avanti la storia senza scoprire le carte ma anzi ingarbugliandole di più, tra spie, controspie e spie e controspiano altre spie, in puro stile Alias. Ad una puntata dalla fine ancora s'ignora chi possa/no esser il/i cattivo/i e cosa possa essere accaduto a Paperino nei 3 giorni di "buco". Fantastico!
    La storia mantiene il ritmo da spy-story, senza rinunciare alle gag (bellissima quella del resto al tassista), e addirittura proponendo pkteamiche citazioni ("Bertoon Street"). Ma discorso a parte merita la sequenza iniziale: una delle scene di coppia più divertenti tra Paperino e Paperina!
    C'è un solo neo: si tratta del penultimo episodio. Ma perchè solo 4 puntate? Non si poteva farne almeno 6? Vabbè dai, adesso aspettiamo l'ultima puntata e speriamo che sia un finale sulla linea degli altri 3 episodi.

    Next: Indiana Pipps. E vedendo la preview nella mia mente ha incominciato a suonare una nota marcia di un altro noto archeologo con il cappello.
    Ma... perchè sul sito del Topo non compare tra le storie del prossimo numero?!
  • Probabilmente pioveranno sardine, e non solo a Tegucigalpa, perché... anche io ho comprato Topolino.

    Quella di Faraci e Cavazzano è veramente un bella storia. Anche io ho trovato virtuosa la maniera in cui sono stati fatti recitare i personaggi, ed in particolare Macchia Nera.

    Conoscere il film e il monologo (letto sulla carta ma anche visto a teatro) mi ha fatto senz'altro percepire quella "fretta" di cui si è già parlato, ma penso che, dato quel numero di tavole, difficilmente si sarebbe potuto fare di meglio volendo essere così profondamente fedeli sia allo spirito dell'opera originale che a quello dei personaggi Disney.

    Perché questa, è evidente, non è una parodia libera come -ad esempio- Guerra e Pace di Carpi, dove l'originale rimane come spunto, retrogusto, mentre si porta sulla "scena" una brillante variazione sul tema, prendendo anche un po' in giro la fonte della storia. Qui l'atteggiamento è di assoluto rispetto, che nasce poi da un'inedita situazione di doppio omaggio: Disney a Baricco, ma anche -ed ecco l'inedito- Baricco a Disney nel medesimo tempo. Di solito, infatti, o gli autori Disney parodiavano un'opera altrui, o un personaggio illustre scriveva una nuova storia per Topolino: le due condizioni di "omaggio" erano in genere in alternativa. Ora, invece, l'autore da cui si prende spunto appare tra i nomi in calce alla prima tavola. La radice Disney-Baricco della storia diventa profondamente duplice, e per questo delicata e più difficile da coltivare. Ecco forse perché, stavolta, ogni minima "sbavatura"appare più di ciò che è.

    Per il resto, notavo come Topolino (Il giornale, dico) abbia recuperato tutto sommato un'apparenza più sobria. Ricordo la deriva futuribil-sbrilluccicante della seconda metà degli anni '90, tra grafiche a tubi, elementi 3D e colori fluorescenti...
  • Grrodon ha scritto:Ma non mi sembra sia una questione di pareri, quanto piuttosto di cifre. La media di una lunga Disneyana va dalle 20 alle 30 tavole, raddoppiabili nel caso di una storia in due tempi. E' una cosa incisa nella roccia dagli anni 50 a oggi...
    la media delle lunghe BELLE va oltre le 30, e come ho detto nel messaggio precedente non conta solo il numero di tavole ma conta quanti elementi fighi vengono infilati nella storia per renderla appetibile ai bambini di oggi. Nei bei tempi non c'era bisogno di rimpinzare le storie, oggi sì. E il risultato è la narrazione flash.
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • Elikrotupos ha scritto: la media delle lunghe BELLE va oltre le 30
    Dove per BELLE = in due tempi. Che è quello che ho detto io.
  • non necessariamente
    “DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

    :solly:
  • #2738

    Immagine
    Numero con sole quattro storie...ottimo! Numero senza Topi...sgrunt. Ma soprassediamo, ormai si è capita la struttura di Topolino, la nuova struttura, che nelle roboanti conferenze passate non era stata esplicitamente annunciata. Erano state anticipate saghe e iniziative, non si era detto però che d'ora in poi tutto si sarebbe strutturato a tranci di 4-9 numeri incentrati su questa o quella saga, col resto a far da riempitivo. E infatti a ben notarsi dall'inizio di tutto abbiamo avuto di fila e con rare sovrapposizioni Universi Pa[pe]ralleli, Il Mondo Che Verrà, WoM, Ultraheroes, Doubleduck. Il quale promette di tornare tra qualche mese, per lasciar spazio adesso al nuovo ciclo dell'orrido Wizards of Mickey. Ecco su cosa ci sarebbe da lavorare invece: una maggior omogeneità qualitativa tra le saghe, e un bel po' di piazza pulita da inutili zavorre quali l'onnipresente saga sui maghetti ambrosiani, una maggior "pulizia" qualitativa in saghe come Ultraheroes.

    Doubleduck - Episodio 4 (Bosco/D'Ippolito): Approved. La storia si conclude bene, con ogni cosa spiegata. Riguardo alla prevedibilità e la scontatezza di cui la si può accusare, ritengo che così non sia, visto che in questo genere di storie, dove tutti sono contro tutti, in cui ognuno è potenzialmente buono e cattivo, e in cui si gioca a ribaltare la situazione di continuo, è logico poter prevedere due o tre possibilità per il finale. La sorpresa sta tutta in quale sarà il finale ad esser scelto.
    Una sceneggiatura scolastica, priva di guizzi ma ben fatta e funzionale alla narrazione si sposa bene coi disegni di D'Ippolito che collocherei quindi al terzo posto nella mia classifica personale dei disegnatori coinvolti nel progetto (al primo e al secondo metterei Mangiatordi e Freccero). Molte sorprese e una certa tensione rendono il tutto più interessante, e la cosa migliore è che tutto riesce a starci nelle 36 tavole, senza soffrire troppo di compressione. Anzi, se c'è una scena troppo veloce è proprio l'ultima tavola che però è fatta apposta per straniare e far discutere. Insomma un giudizio positivo alla cui luce viene ampiamente riscattato il terzo episodio, sul quale non mi ero ancora espresso, visto che bisognava verificare dove la storia andasse a parare. Sull'intero progetto Doubleduck invece posso dire che deve assolutamente continuare: la strada intrapresa è Pikappica con molta voglia di sperimentare, di rilanciare, di divertirsi. Un'impostazione più adulta per il fumetto Disney, e un cool che non dà affatto fastidio. Spero che la prossima mossa sia dimostrare di saper fare un buon uso dei mille cliché spionistici qui utilizzati, un po' come seppe fare Pk che basava la sua straordinarietà proprio sull'approfondimento in chiave Disney di tematiche e scenari propri della fantascienza. Insomma, se la prossima storia dimostrerà di poter avere dietro alle atmosfere alla Alias e alle caratteristiche della fiction di genere un po' di inaspettato cuore, direi proprio che ci potremmo trovare davanti a un prodotto a cui fare tanto di cappello.

    Paperino 24 (Vitaliano/Barbaro): Una giornata insieme a Paperino, con tutti i cliché, gli sterotipi e la sfiga del caso. Non un'idea originale, e sicuramente non una storia da considerare più di un riempitivo. Ma anche un interessante esperimento (a ben guardare sono tutte tavole autoconclusive collegate tra loro) con qualche felice intuizione tipo il reprise della gag della candela.

    Per il resto una storiella con Paperone disegnata coi piedi (ma che contiene il termine scarpiano Calidornia, progenitrice di Calisota) e una straniera che inizia a mettere in luce uno dei principali difetti di questo tipo di produzione estera finto-italica: trame carine inserite in strutture noiose e dispersive.
  • Letto il quarto capitolo di DoubleDuck. Lettura piacevole, degna conclusione, anche se forse è l'episodio che mi è piaciuto meno.
    "Meno" è comunque relativo, la saga mi è piaciuta e il finale cliffhanger (sempre più da ALIAS) che fa intuire un nuovo ciclo di storie mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo per il futuro.
    Il doppio ribaltamento mi ha convinto, cosa che non hanno fatto le scene con Paperina e quella della multa, le ho trovate appiccicate lì solo perchè dovevano starci per continuità. Riuscite invece le scene d'azione, specialmente quella in biblioteca.
    Non mi hanno fatto impazzire i disegni, con i personaggi con pupillone che sembrano uscite da un manga, o da PP8.

    E ora, facciamo il nostro dovere di nerd online: ipotesi sull'identità del boss?
    Deboroh troppppppppo Web 2.0!
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  • La segretaria?
  • Grrodon ha scritto:Paperino 24 (Vitaliano/Barbaro): Una giornata insieme a Paperino, con tutti i cliché, gli sterotipi e la sfiga del caso. Non un'idea originale, e sicuramente non una storia da considerare più di un riempitivo. Ma anche un interessante esperimento (a ben guardare sono tutte tavole autoconclusive collegate tra loro) con qualche felice intuizione tipo il reprise della gag della candela.

    Non è mia abitudine commentare i commenti. Tenevo però a dire due parole su "Paperino 24", prendendo a pretesto la recensione di Valerio. È una storia alla quale tenevo tanto e sulla quale avevo molte aspettative che, purtroppo, si sono sbricolate quando mi sono trovato davanti alla pubblicazione. Non certo per causa dei disegni di Graziano, ovviamente, ma per la mia scrittura.
    Si trattava proprio di un esperimento, come dice giustamente Grrodon. Si parla di quasi tre anni fa, ormai. Avevo consegnato un soggetto che si intitolava "Paperinik 24", il racconto di un'avventura del papero mascherato che durava perlappunto ventiquattr'ore ed era narrata, per così dire, in tempo reale. (Succedevano un mucchio di cose, tra cui una bomba che stava per esplodere e il rapimento di Battista) Il riferimento era ovviamente quello della serie TV. Poi, su consiglio di GF Cordara, ho cambiato la storia (che zoppicava alquanto…) finendo per raccontare una giornata di Paperino mettendo insieme una striscia di 24 tavole autoconclusive. L'idea (che, ripeto, era di Gianfranco) mi sermbrava molto bella. E mi sembrava di averla resa anche piuttosto bene. Purtroppo, non è stato così. Capita a tutti di non riuscire a mettere giù la storia esattamente come si vorrebbe. Il disappunto però è maggiore quando si tratta di una storia potenzialmente forte e con un'idea per quanto possibile originale. Cercherò di fare meglio di qui in avanti.

    PS
    Questo post non è (ripeto: non è) una captatio benevolentiae. Perciò, non mettetevi lì a dire: ma no, Fausto, ma che dici? Non fare così, è una storia carina…
    Sono un ometto. Mi farò forza.
    Grazie dell'attenzione.
    Fausto
  • ma no, Fausto, ma che dici? Non fare così, è una storia carina…
  • E pensare che avevo deciso di rivelarti l'identità del Capo Supremo dell'Agenzia.
    You lost your chances, man…
    Fausto
  • Fausto,
    anch'io avevo avuto un'idea del 24 Disney e l'avevo detto in giro, fors'anche sul Papersera!
    Certo, il mio approccio era completamente diverso dal tuo... la mia idea era molto più vicina alla trasmissione tv ed era, più lunga... ogni ora durava una, due o tre tavole a seconda degli avvenimenti da narrare e vedeva Topolino rapito e "incassafortato" da Macchia Nera. Tempo a disposizione per sopravvivere... 24 ore, appunto!
    Una serie di eventi faceva si che tutti quelli che avrebbero potuto arrivare alla soluzione erano stati a loro volta rapiti da Macchia Nera e portati in luoghi alquanto rischiosi (Pippo bloccato in un palazzo in demolizione, per esempio...).
    Una serie di eventi fortuiti, sommati alla totale sadicità di Macchia Nera (che a metà storia si costituisce solo per vedere la faccia del Commissario una volta scadute le ore) portano Topolino alla liberazione un'ora prima dello scadere del tempo.

    Probabilmente è quanto di più lontano possa venir pubblicato oggi su Topolino ma - secondo me - questa storia ha una sua dignità e riprendeva tematiche e modi di comportamento del Macchia Nera delle strisce giornaliere..


    Qui sotto presunto spoiler sul capo di Double Duck
    A proposito... secondo me il capo dell'organizzazione è Kay K e il tutto era una semplice simulazione... lei è troppo importante ai fini della storia, non foss'altro per gli equivoci e le discrepanze (troppo spesso comiche) che l'hanno vista protagonista con Paperino e Paperina :)

    Ciao
  • T 2737
    Partiamo dall’aspetto negativo: la pubblicità. Che non c’è stata, nemmeno da parte di Baricco stesso ospite a Che Tempo Che Fa il che è imbarazzante e pure insensato. Insomma, al di là dei gusti personali è innegabile che Baricco abbia uno spessore ben più elevato di Papertotti: ed è un peccato che l’iniziativa che vede collaborare Baricco con Faraci e Cavazzano non abbia goduto nemmeno di un decimo degli strombazzamenti al beccuto goleador, visto che una marea di lettori neofiti si sarebbero imbattuti di punto in bianco in qualcosa di eccezionale.
    La Vera Storia di Novecento (Baricco/Faraci/Cavazzano) è infatti una notevolissima lezione di stile. Una storia che si fa leggere con piacere e leggerezza, senza troppi fronzoli, segue una trama fresca e lineare, sintetica e molto divertente. La parte da leone la fanno i personaggi, splendidamente caratterizzati: le divertenti allusioni di Basettoni, l’umano Topolino e soprattutto Novecento, che coincide perfettamente nell’eccentrico ma genuino Pippo: la perfezione fatta personaggio, una forte ma semplice personalità, passionale eppure ineffabile. La spensieratezza dell’approccio di Novecento al mondo è inusuale ma non straniante, per quanto entri in contrasto con il ben più pratico Topolino, spalla e narratore perfetto, che riesce a rendere bene come la semplicità di Novecento ne sia paradossalmente la ragione che lo porta al di fuori di qualsiasi definizione e schema: Faraci è superlativo nel dipingere attorno a Pippo un’aura indefinita eppure terribilmente carismatica tramite pochi e definiti particolari che ben si adattano anche all’originario personaggio disneyano aggiungendo una sana dose di valori intrinsechi. Ottimo poi Macchia Nera nei panni di Blackspot, un villain sinistro ma raffinato ed elegante il cui limite sta nell’essere un mero (per quanto abile) esecutore e non un Sognatore che vive con passione e si lascia coinvolgere dalla propria Arte.
    Cavazzano poi è Dio armato di matita e china. Eccellente dalla prima all’ultima tavola senza un momento di debolezza o un particolare stonato, i suoi capolavori a guisa di vignetta sono una delizia per gli occhi meritevoli di una rilettura muta, che comunque il meglio di sé lo danno proprio in totale sinergia con la trama. Splendide le inquadrature sghembe della tempesta, fantastica la faccia pulita e sincera del suo Novecento, di grande effetto la cura per i particolari e i disparati ambienti, eccezionali le scene dei vari concerti in cui con grande statico dinamismo riesce a rendere efficacemente sinestesie fumettistiche. Ma il meglio lo da nel duello, già splendidamente sceneggiato ma ancor meglio trasposto in disegni, con pose ed espressioni azzeccatissime: impossibile stancarsi di rimirare il suo Blackspot cupo ed esausto o Novecento che beatamente accende il sigaro e glielo porge.
    Possibile trovare una pecca in questa storia? Al di là di un po’ di retoricità facilmente trascurabile, il difetto maggiore sta nei tempi della storia, che manca totalmente di una parte centrale in cui prendere il fiato e dilatare un po’ gli eventi. Un vero peccato, perché avrebbe giovato assai maggiormente della divisione in due parti, rilassando la trama e raggiungendo così un livello ancor più vertiginoso di quello già raggiunto in questa eccezionale connubio di due Artisti all’ennesima potenza.

    Cosa potrebbe non sfigurare a paragone? Di certo non la banalissima e traballante Paperino e la Password Variabile (Panaro/Barbaro) che pure vanta i bei disegni del redivivo Barbaro.
    No, la storia da notare è invece Doubleduck – Episodio 3 (Vitaliano/Mazzarello), in cui il buon fausto si districa agilmente nella trama fin’ora intessuta con il proprio personalissimo stile comprensivo di battute salaci e citazioni a Speed Loop, Bertoni, Ginger Rogers, Colazione da Tiffany e probabilmente anche alle Spie Atomiche barksiane. Un ottimo presupposto per il gran finale, un po’ rovinato da un uniformante Mazzarello che tratteggia una Kay K davvero orripilante.

    T 2738
    Che Aria Tira…
    (Ziche): simpatica.
    Doubleduck – Episodio 4 (Bosco/D’Ippolito): e la conclusione non delude! Tutto va a posto e nonostante l’insoddisfazione per la conclusione affrettata e poco significativa delle sottotrame di Paperina e della multa, si apprezza come il tutto si inserisca organicamente nella storia principale che presenta risvolti inaspettati. Bosco è l’ideale per spiegare senza fronzoli l’intreccio spionistico qui spiegato e ci si esalta nelle spiegazioni inframmezzate dalle numerose ed accattivanti scene d’azione culminanti nella presunta MORTE di Kay K. Certo, il tutto scade notevolmente quando a questa viene contrapposto LO stereotipo (Come sapevate…?) che fa davvero cascare le braccia a terra, una vera caduta di stila.
    Ci si riprende appena in tempo per il finale aperto che getta nuovi interrogativi che si spera possano essere risolti in futuro, visto che a quanto pare l’Agenzia verrà a sostituire completamente l’ormai obsoleta P.I.A.
    Bravissimo D’Ippolito, molto disneyano eppure innovatore.
    Paperino 24 (Vitaliano/Barbaro): esperimento interessante, ma poco riuscito perché paradossalmente sarebbe stato godibile in numero minore di tavole tuttavia non sufficienti a sviluppare una storia che si presuppone di raccontare una giornata-tipo di Paperino. Se ai solito clichè Vitaliano avesse alternato un po’ quella “quotidianità eccezionale” vista in Paperino e l’Identità Meccanica di Sisti, il risultato sarebbe stato più apprezzabile e meno scontato. Piacevole Barbaro.
    Paperino e l’Amico delle Pampas (Carol & Pat McGreal/Pujadas): simpatica, anche se decisamente tirata per le lunghe e sceneggiata maluccio. L’asinello richiama un po’ le situazioni del Donald a strisce così come Doonothing, ambigua parodia del Dottor Doolittle, che tuttavia è molto più attuale di quel che si pensi.
  • #2739

    Immagine
    Blah. Dopo una parentesi in cui ci si stava reinteressando a Topolino ecco un numero che fa precipitare nella mediocrità e nel torpore. Non brutterrimo, per carità, qualcosa di leggibile e di vagamente interessante c'è. Però si nota anche come l'Evento del momento, cioè il ritorno di Indy, sia stato percepito un po' in sordina sul fronte pippesco. Bellissima la vignetta della Ziche e stupendo anche il concorso con la mappa di Mottura (e i premi sbavv?? wow, voglio anch'io i cofanetti dvd e il gioco per Wii! Per non parlare della frusta). Ottimi i redazionali interni, anche se favoleggiano del ruolo della Blanchett vista come nuovo amore di Indy. Con tutto questo bendiddio fa morire il cuore vedere che non è stato implementato con qualche bella saga il personaggio che avrebbe potuto far da richiamo e allo stesso tempo farsi rilanciare così bene.

    Indiana Pipps e le Uova di Kokkodek (Sarda/Gervasio): Storiellina minorissima, di un Sarda ingrigito, spompato e più minimalista che mai, l'avventura che apre l'albo odora di giacenza lontano un miglio. Non che in sé sia bruttissima, è solo che in questo determinato contesto, con saghe a perdita d'occhio, con Indy al cinema e con IPNA nella wish list di ogni Disney fan che si rispetti, ci voleva ben altro. Un'iniziativa un po' più sostanziosa che potesse sfruttare appieno il personaggio. E invece una volta di più si è visto come Indiana Pipps ai piani alti non piaccia più di tanto. Il tema è infatti infimo, i colpi di scena telefonatissimi, le gag poco ispirate. Delusione.

    Wizards of Mickey - I Titani del Gelo (Ambrosio/L.Pastrovicchio): Tanto per deprimersi ancora un po', è la volta del ritorno degli odiati maghetti, fiappi e pretenziosi come ce li ricordavamo. Per fortuna adesso si ragiona per bilogie di un paio di numeri, e niente più indigestioni decuple. Chissà poi come va considerata: quarta serie? seconda parte della terza serie? Per ora la considero una mezza porcheria, al pari delle altre. Ritornano infatti le solite pacchianate, stavolta arricchite e ingigantite (adesso pure la segreteria magofonica), un registro epico che non è in grado di giustificare sè stesso, i soliti arruffianamenti palesi, i soliti tormentoni poco divertenti. Ambrosio dimostra di non riuscire a fare a meno degli elementi per cui è stato più aspramente criticato, e non cerca minimamente di nascondere, ma anzi sembra vantarsi delle sue stesse cadute di stile quali il robottone mazinga, i mestieri di Pippo etc. In più i bene informati dicono che nel prossimo si andrà a scoppiazzare direttamente gli horcrux potteriani. Desolazione.

    A completare il tutto c'è una storia di Pesce con l'ennesimo Quo innamorato, una storiella di Concina decente e una storia straniera che i più hanno trovato disgustosa ma che io ho letteralmente amato grazie ai disegni di Flemming Andersen, che danno una connotazione follemente cortometraggistica al tutto, ricordando di non prenderla troppo sul serio.
  • T 2739
    Che Aria Tira… (Ziche): divertente, stupende le espressioni di Paperino e Topolino.
    Indiana Pipps e le Uova di Kokkodek (Sarda/Gervasio): ed ecco una buona occasione che se ne va. IPNA forse resterà sempre un miraggio e forse non è che una fissazione, sta di fatto che si poteva fare indubbiamente molto, molto di più per rinfrescare un Indiana Pipps ormai relegato per la maggior parte delle sue avventure a storielle stereotipate in cui o si scambia con il cugino o in cui viene colto dall’ennesima patologica disaffezione per la vita avventurosa. Invece ci viene qui proposta una storiellina che è la brutta colpa della ben più mirabile Lost in the Andes! barksiana, illustrata per di più da un Gervasio appannato. Non la risollevano la pur gradita citazione alle lenticchie scarpiane e il cameo (poco identificabile, in realtà) di Martin Mystere in compagnia del fido Java.
    Wizards of Mickey – I Titani di Gelo (Ambrosio/Pastrovicchio): ritorna la tanto discussa saga ormai svendutasi al merchandising cui è ormai subordinata tanto che non si riesce bene a capire come si debba classificare questa seconda biologia presentataci dopo WoM II. Questo primo episodio non è bruttissimo ma intriso di una mediocrità persistente che aleggia su tutta la storia focalizzandosi particolarmente in alcuni momenti, come Topolino a cui nel bel mezzo di uno scontro suona il cellulare (Uff! Ci mancava l’Amuletofonino!) e si rammarica di non aver inserito la Segreteria Magifonica. In compenso davvero appagante il buon Pastrovicchio.

    Seguono l’ennesima storia in cui Quo si innamora (dai?) e una danese piuttosto sconclusionata.

    T 2740
    Che Aria Tira… (Ziche): Ma ROTFL! Ironia dissacrante che sbeffeggia bellamente WoM, prendendo in giro i suoi (presunti) toni epici.
    Wizards of Mickey – La Fornace dell’Abisso (Ambrosio/Pastrovicchio): non solo il colpo di scena che concludeva I Titani di Gelo non va a parare da nessuna parte (o meglio lo fa, ma con una assai deludente ellissi narrativa). Viene introdotta ma poi solo accennata questa misteriosa Gilda dei Diafani per cui ci si fa solo vagamente agli Horcrux di Harry Potter e si cita Yen Sid (già citato nel gioco di carte annesso alla saga) e il tutto va a parare nella solita trovata mediocre, con l’elezione a drago ad honorem, da lasciare allibiti. Ottimo il Pastro con le sue quadruple e sestuple di grande effetto, che insieme alla stupenda copertina di Mastantuono restano il lato apprezzabile di WoM.
    Indiana Pipps e L’Isola dei Famosi Moai (Macchetto/Piras): argh, ma no, che cos’è tutta questa confusione narrativa? Con una sceneggiatura migliore il soggetto seppur non originalissimo sarebbe stato assai più apprezzabile e anche la consueta poesia macchettiana ne avrebbe guadagnato in mordente. Piras poi esaspera le sue caratteristiche facendosi sempre più illeggibile. Un’altra buona occasione sprecata e forse anche in modo peggiore che ne Le Uova di Kokkodek, visto che i presupposti per una storia piacevole c’erano. Peccato.
    Zio Paperone e i Pifferi di Montagna (Cimino/Panarese): un Cimino classico che ripesca il suo Camillino che avrà poi un ruolo risolutivo, unendo una buona dose di avventura ciminiana con tutti le caratteristiche del caso con un po’ di buona (auto)ironia. Panarese, dalla gabbia insolitamente calcata, risulta fin troppo sintetico.
  • Mi "appiccico" alla recensione di Portamantello per alcune considerazioni sulla critica al fumetto Disney - Topolino in primis - e a quella che mi sembra una deriva assai preoccupante che questa ha preso da qualche tempo in qua. Ho letto la recensione di Porta anche sul Papersera. Ed è da qui che vorrei partire.
    Ho partecipato per un anno alle discussioni su quel forum e devo dire che il più delle volte mi sono tornate utili anche per il mio lavoro. Ne ho tratto suggerimenti e correzioni di rotta su alcune storie che avevo in mente.
    Poi… poi deve essere successo qualcosa. Non so dire esattamente che cosa, quello che posso dire per certo è che quel forum è molto cambiato (e mi scuso anzitutto con Elik e poi con gli altri forumisti se occupo lo spazio del Sollazzo per parlare del Papersera, ma data la qualità degli interventi che vengono fatti non ho alcuna intenzione di ritornare su quel forum per controbattere, e tuttavia spero che questo mio intervento si riverberi anche "di là"). È cambiato, dicevo. E in peggio.
    Le gocce che hanno fatto traboccare il mio personale vaso di indignazione sono le critiche agli ultimi due numeri del Topo (dove, detto per inciso, non compaiono storie mie). Una carrellata di critiche che meglio sarebbe definire insulti gratuiti. Anzitutto, ai miei colleghi. Ho letto cose del tipo "saltate questo numero", oppure "potevano fare a meno di pubblicarlo", "gli sceneggiatori scrivono senza pensare", "il più brutto numero di Topolino che abbia mai letto", "siamo sull'orlo del baratro" e via dicendo. Ogni tanto - ma assai raramente - qualche timido apprezzamento su questo o quel particolare, senza tuttavia spostare la barra dal furore recensorio (ma meglio sarebbe dire furore sputtanatorio).
    Molte cose potrei dire riguardo a questo modo di condurre la critica e un forum. Molto si potrebbe dire anche di una quantità di lettori che sembrano leggere Topolino solo per poi spalarci sopra del concime, come se la loro personale vita non desse loro altri motivi di interesse.
    Molto si potrebbe dire ma dirò solo una cosa, ossia che mi sono rotto veramente le scatole di leggere questa immondizia (e se c'è qualcuno che si offende, peggio per loro). Non vi piacciono le storie che il sottoscritto e i colleghi scrivono? Bene, passate ad altro, leggetevi qualcos'altro. Da autore, annuncio ufficialmente che io di lettori come voi non so proprio che cosa farmene. Non so che cosa farmene neppure dei vostri elogi e le vostre critiche sono talmente distruttive e insensate che non offrono neppure un appiglio su cui eventualmente fare leva per migliorarsi.
    Vi piacciono le storie del passato? Ritenete che gli autori contemporanei non possano dare niente al vostro desiderio di rassicurante normalità narrativa? Credete che "una volta" fosse meglio che "adesso"? Ritenete che parlare di determinati argomenti (sport, televisione e quant'altro) sporchi irrimediabilmente il vostro karma di lettori ortodossi? Bene. Ve lo ripeto: passate ad altro. E se proprio volete continuare a leggere per criticare, almeno imparate un po' di educazione. Anche se vi trovate davanti a uno schermo, soli soletti nella vostra cameretta, e vi sentite al sicuro, nascosti dietro un arguto nickname, questo non vi dà diritto alcuno di insultare gente che fa un lavoro che il 99 per cento di voi non saprebbe neppure cominciare ad abbozzare.
    Un autore fa solo questo mestiere. L'autore. Scrive. Immagina e scrive. Scrive ogni giorno. Gran parte del suo lavoro non verrà mai pubblicato. Per una storia che viene acquistata almeno tre vengono scartate. Quando qualcuno di voi cervelloni propone la sua "magica ricetta" per scrivere storie meravigliose e così salvare il Topo dal baratro verso cui, secondo una simpatica squadra di osservatori, ormai il giornale è destinato, pensateci un attimo. Dopodiché, ripensateci. E poi, pensateci ancora e contate fino a dieci.
    Fatto?
    Bene. Adesso potete postare il vostro commento. Ma prima, rileggetelo, perché certamente qualche castroneria vi è sicuramente scappata.
    Fausto
  • Caro Fausto, lo sfogo credo di averlo capito solo dopo aver letto il topic su Topolino nel Papersera...almeno credo...
    Ti riferisci alla critica in generale, al Papersera, al Sollazzo o che altro?

    Per il resto che dire, conosco il tuo stile e so che non vuoi (come qualcuno magari vorrà capire) sparlare del lettore appassionato, semmai manifestare insofferenza per il "critico improvvisato stroncatore ineffabile", veste che ormai tutti sembrano poter indossare (ed in effetti tutti possono indossarla, nella libertà internettiana) anche senza avere a volte nemmeno la minima capacità dialettica.
    E questo all'autore può dare leggitimamente fastidio.

    Chiaro che una "stroncatura" da un Grrodon (esempio casuale) magari non fa godere, ma la si accetta giustamente anche perchè quando la si legge si capisce che per lo meno ha i mezzi per poter valutare ed eventualmente spiegare perchè una storia non gli piace (e poi le sue rece sono divertenti).
    Secondo me il problema di un sito molto frequentato come il Papersera è quello del fenomeno dell' "accodarsi". Tanti niubbi della critica si mettono semplicemente in fila, non avendo nemmeno i mezzi dialettici per esprimere un parere interessante, con quella che sentono essere l' "opinione comune".
    Per questo motivo Ambrosio scriverà solo cagate, Cimino non potrà mai essere criticato, Bosco magari scriverà cose interessanti però è antipatico...
    La tua insofferenza spesso la provo pure io, a volte viene voglia di fare un bel repulisti di tutte le "recensioni" che si riducono in un "non leggetela - fa schifo" o semplicemente in una parafrasi di quello che ha già scritto qualcun'altro, ma poi ci si passa sopra senza rendersi conto che da fuori probabilmente il quadro generale è deprimente.
    Una bella selezione farebbe bene al forum e anche agli autori, che veramente (come tu stesso dici) potrebbero trarre grande aiuto da critiche costruttive e sensate.
  • Si, Giak, ci hai azzeccato.
    Ovviamente il mio "sfogo" (che non è uno sfogo e neppure un flame; è la legittima risposta a troppi idioti che scrivono idiozie) non era diretto né a te, né a Grrodon o a Sprea o a maghetto o a Paolo o a Portamantello, né a tutti quelli che fanno uso legittimo della critica anche negativa e perfino della stroncatura, ma senza arrivare a usare termini come "porcheria". Questo non dovrebbe essere consentito a nessuno. A NESSUNO.
    Spiace anche a me vedere il Papersera diventato terra di pascolo libero per mandrie di bovini "recensori" che si permettono di insultare come se niente fosse persone (e non dico "professionisti", dico semplicemente persone) che fanno un lavoro rispettabile come tanti altri.
    Certo che Internet permette a tutti di dire la propria scemenza. È uno degli effetti collaterali della Rete e pazienza. Ma mi chiedo se esistono (e esistono!) metodi per evitare certe derive.
    Certo, anche noi potremmo evitare di leggere i vostri commenti. Ma io, come molti miei colleghi, abbiamo solo da guadagnare ad ascoltare le critiche dei lettori e per questo continueremo a farlo. Però ci deve essere un limite, accidenti.
    Fausto
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