[Topolino] Annata 2008
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Letto. E contagiato da Tito, il mio entusiasmo è alle stelle! Sapere poi che dietro la collaborazione tra i due autori c'è un'amicizia, e che Baricco è un grande estimatore del fumetto Disney è davvero bello! Cavazzano poi è strepitoso (come sempre gli capita quando lavora su sceneggiature che lo appassionano), e alcune vignette mi rimandano inevitabilmente ad alcune scene del film di Tornatore.
s'è già liberato un posto nel mio aggregatore di feed RSSLuca Boschi ha scritto:Tito Faraci, che fra poco si unirà a noi, nella flottiglia di Nòva, con un suo personale blog.
[per la cronaca, il posto liberatosi è quello del blog defunto di Tek
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

Di prima mattina (che per il sottoscritto significa intorno a mezzogiorno) il buon Deboroh si reca in edicola e compra Topolino.
Bella la copertina, che celebra giustamente l'evento.
Sfoglio le prime pagine e...
Amo la De Poli.
Un editoriale che osanna il fumetto, per lo più citando Asterix, Corto Maltese, Dylan Dog e Will Eisner.
Richiudo il giornalino.
Rileggo il titolo.
Sì, sì, è proprio Topolino.
Ora, non so se questo editoriale si rivolgesse agli amanti di Novecento che quindi si ritrovano questi fior fior di nome citati, ma il mio cuore si è illuminato sperando che qualche giovane (ma non troppo) lettore di Topolino, vada a cercarsi qualcosina dei nomi in questione, e poi chissà. Chissà, magari dopo questo numero decide di leggersi anche Novecento. Bè, uao, sarebbe proprio quello che dovrebbe fare il Topo. Io ho letto tante parodie ai miei tempi (frase da leggersi rigorosamente su una sedia a dondolo, dopo essersi tolti la dentiera), che mi hanno convinto a recuperare la versione originale, e così accrescere il mio amore per la lettura, con balloon e non.
And now, LA Storia.
Bella, bello l'adattamento, belli i disegni, bella la colorazione, Pippo nel ruolo di Novecento è perfetto.
Da amante del monologo, mi è dispiaciuto non vedere parti che adoro, come la narrazione della "nascita" di Novecento, la spiegazione del perchè Novecento non sia voluto scendere dalla nave, e soprattutto il finale drammatico.
Cioè, l'inizio mi aveva sorpreso ed emozionato perchè mi faceva intuire che non ci sarebbe stato il lieto fine forzato Disney, e invece eccolo che riciccia fuori. Ed è forzato, non lo si può negare. Peccato, perchè avrebbe reso ancor più affascinante la storia. Ma vabbè, è successo con Casablanca, è successo con Romeo e Giulietta, perchè Disney non avrebbe dovuto sacrificare il finale dolceamaro di Novecento. Mah.
A parte questo, nulla da eccepire, una Signora Storia di qualità, quelle per le quali comprerei Topolino, se fossero "la maggior parte" e non "l'evento".
Veder uscire dalle didascalie e dai baloon le parole dello stesso Baricco è stato qualcosa di magico. Le strizzatine d'occhio al mondo del fumetto sono graziose, come Basettoni che riflette sulla sua vita come poliziotto.
Ah, no, dimenticavo. Un altro paio di note "negative" in mezzo a questa storia che, ripeto, mi è piaciuta oltremodo.
1 - Sbrang. Sbrang? Cioè, uno dei frammenti più affascinanti del monologo, uno dei più citati ed estrapolati, e mi si trasforma il "Fran" in "Sbrang"?
Perchè mai? Voleva essere una gag? A me non ha fatto ridere, mi ha solo demoralizzato per la "storpiatura" di un pezzo così bello.
2 - L'intervallo. Perchè dividere la storia in primo tempo e secondo tempo? L'avrei capito se si fosse deciso di pubblicarla in due numeri, ma così che senso ha? Tra l'altro in un modo in cui la suddivisione è palese, con tanto di titolone e avviso di "inizio secondo tempo", che impedirà una ristampa indolore se mai si deciderà di riproporre la storia in un qualche volume/raccolta. E' stato forse fatto per il mercato estero?
Spero che l'intervista a metà storia sia solo una conseguenza dell'intervallo, e non la causa per la quale è stata suddivisa la storia.
Comunque ancora applausi, bravo Cavazzano, bravo Faraci, e bravo Baricco.
Terza puntata di DoubleDuck.
Anzi, Doubleduck - missione #003. Sempre per non farci pensare a Pk, eh.
La storia è la meno dinamica di quelle lette finora, sia come scene d'azione, sia come impostazioni differenti della tavola (ad eccezione della prima), ed è un peccato, perchè forse un episodio come i due precedenti avrebbe catturato maggiormente l'attenzione del lettore occasionale che compra questo numero per Novecento. (ah, io l'ho già consigliato a chicchessia)
Fregandosene degli altri, e parlando per chi ha già letto i primi due episodi, l'episodio nella sua "pacatezza" è forse il più interessante a livello di trama, suddiviso tra siparietti per giustificarsi con Paperina, e poi immergendo Paperino in una spirale di doppi giochi. Ed è qui che le cose si fanno interessanti, con sospetti che si insinuano; da quanto ho intuito, Paperino sta lavorando per i cattivi, e il sospetto traditore alla fine della fiera sarà il buono della situazione, come nel più classico dei ribaltamenti/colpi di scena. In tal caso, immagino che Paperino non abbia mai avuto veramente un passato da spia, ma sia stata tutta una montatura di un'agenzia che voleva prendere il malcapitato caprioespiatorio di turno per sporcarsi le mani. O forse no, chissà. Comunque è tutto portato avanti bene.
E nel prossimo numero l'ultima puntata di Double Duck (di già? Uèèèè
). Spero che comunque sia sviluppata. E se non sarà sviluppata Double Duck, magari potrebbe essere un nuovo stile di mini-serie di qualità, che come le controparti francesi o d'oltreoceano, vengono poi raccolte in volume come graphic novel, le stesse che la De Poli cita con tanto amore nell'editoriale. Sarebbe un cerchio che si chiude. E sarebbe l'apertura di un nuovo mercato, per chi come me non vuole comprarsi tutte le settimane Topolino, ma queste "graphic novel" se le comprerebbe senza ombra di dubbio.
D'altro canto, qualcosa mi pare sia mosso con la raccolta di WoM, se decidono di farlo anche con UltraHeroes o DD, io sono in prima fila.
Per il resto, la lettura della rivista mi ha offerto rubriche e storielle mediocri, quelle per cui non compro regolarmente il Topo.
E nel prossimo numero, vedo Indiana Pipps. Forse è un po' tardi per pensarci, ma visto che proprio in queste settimane uscirà Indy 4, per cavalcare l'onda sarebbe stata un'idea interessante una saga di Indiana Pipps (à la Double Duck, per intenderci).
Vabbè, ho comprato Topolino, è stat bello finchè è durato.
Mi sa che ci si rivede al n.3000, dato che colleziono i numeri tondi.
Bella la copertina, che celebra giustamente l'evento.
Sfoglio le prime pagine e...
Amo la De Poli.
Un editoriale che osanna il fumetto, per lo più citando Asterix, Corto Maltese, Dylan Dog e Will Eisner.
Richiudo il giornalino.
Rileggo il titolo.
Sì, sì, è proprio Topolino.
Ora, non so se questo editoriale si rivolgesse agli amanti di Novecento che quindi si ritrovano questi fior fior di nome citati, ma il mio cuore si è illuminato sperando che qualche giovane (ma non troppo) lettore di Topolino, vada a cercarsi qualcosina dei nomi in questione, e poi chissà. Chissà, magari dopo questo numero decide di leggersi anche Novecento. Bè, uao, sarebbe proprio quello che dovrebbe fare il Topo. Io ho letto tante parodie ai miei tempi (frase da leggersi rigorosamente su una sedia a dondolo, dopo essersi tolti la dentiera), che mi hanno convinto a recuperare la versione originale, e così accrescere il mio amore per la lettura, con balloon e non.
And now, LA Storia.
Bella, bello l'adattamento, belli i disegni, bella la colorazione, Pippo nel ruolo di Novecento è perfetto.
Da amante del monologo, mi è dispiaciuto non vedere parti che adoro, come la narrazione della "nascita" di Novecento, la spiegazione del perchè Novecento non sia voluto scendere dalla nave, e soprattutto il finale drammatico.
Cioè, l'inizio mi aveva sorpreso ed emozionato perchè mi faceva intuire che non ci sarebbe stato il lieto fine forzato Disney, e invece eccolo che riciccia fuori. Ed è forzato, non lo si può negare. Peccato, perchè avrebbe reso ancor più affascinante la storia. Ma vabbè, è successo con Casablanca, è successo con Romeo e Giulietta, perchè Disney non avrebbe dovuto sacrificare il finale dolceamaro di Novecento. Mah.
A parte questo, nulla da eccepire, una Signora Storia di qualità, quelle per le quali comprerei Topolino, se fossero "la maggior parte" e non "l'evento".
Veder uscire dalle didascalie e dai baloon le parole dello stesso Baricco è stato qualcosa di magico. Le strizzatine d'occhio al mondo del fumetto sono graziose, come Basettoni che riflette sulla sua vita come poliziotto.
Ah, no, dimenticavo. Un altro paio di note "negative" in mezzo a questa storia che, ripeto, mi è piaciuta oltremodo.
1 - Sbrang. Sbrang? Cioè, uno dei frammenti più affascinanti del monologo, uno dei più citati ed estrapolati, e mi si trasforma il "Fran" in "Sbrang"?
Perchè mai? Voleva essere una gag? A me non ha fatto ridere, mi ha solo demoralizzato per la "storpiatura" di un pezzo così bello.
2 - L'intervallo. Perchè dividere la storia in primo tempo e secondo tempo? L'avrei capito se si fosse deciso di pubblicarla in due numeri, ma così che senso ha? Tra l'altro in un modo in cui la suddivisione è palese, con tanto di titolone e avviso di "inizio secondo tempo", che impedirà una ristampa indolore se mai si deciderà di riproporre la storia in un qualche volume/raccolta. E' stato forse fatto per il mercato estero?
Spero che l'intervista a metà storia sia solo una conseguenza dell'intervallo, e non la causa per la quale è stata suddivisa la storia.
Comunque ancora applausi, bravo Cavazzano, bravo Faraci, e bravo Baricco.
Terza puntata di DoubleDuck.
Anzi, Doubleduck - missione #003. Sempre per non farci pensare a Pk, eh.
La storia è la meno dinamica di quelle lette finora, sia come scene d'azione, sia come impostazioni differenti della tavola (ad eccezione della prima), ed è un peccato, perchè forse un episodio come i due precedenti avrebbe catturato maggiormente l'attenzione del lettore occasionale che compra questo numero per Novecento. (ah, io l'ho già consigliato a chicchessia)
Fregandosene degli altri, e parlando per chi ha già letto i primi due episodi, l'episodio nella sua "pacatezza" è forse il più interessante a livello di trama, suddiviso tra siparietti per giustificarsi con Paperina, e poi immergendo Paperino in una spirale di doppi giochi. Ed è qui che le cose si fanno interessanti, con sospetti che si insinuano; da quanto ho intuito, Paperino sta lavorando per i cattivi, e il sospetto traditore alla fine della fiera sarà il buono della situazione, come nel più classico dei ribaltamenti/colpi di scena. In tal caso, immagino che Paperino non abbia mai avuto veramente un passato da spia, ma sia stata tutta una montatura di un'agenzia che voleva prendere il malcapitato caprioespiatorio di turno per sporcarsi le mani. O forse no, chissà. Comunque è tutto portato avanti bene.
E nel prossimo numero l'ultima puntata di Double Duck (di già? Uèèèè
D'altro canto, qualcosa mi pare sia mosso con la raccolta di WoM, se decidono di farlo anche con UltraHeroes o DD, io sono in prima fila.
Per il resto, la lettura della rivista mi ha offerto rubriche e storielle mediocri, quelle per cui non compro regolarmente il Topo.
E nel prossimo numero, vedo Indiana Pipps. Forse è un po' tardi per pensarci, ma visto che proprio in queste settimane uscirà Indy 4, per cavalcare l'onda sarebbe stata un'idea interessante una saga di Indiana Pipps (à la Double Duck, per intenderci).
Vabbè, ho comprato Topolino, è stat bello finchè è durato.
Mi sa che ci si rivede al n.3000, dato che colleziono i numeri tondi.
L'ideale sarebbe stato IPNA, che esponenti di questi forum sognano dai tempi in cui il quarto film di Indy era ancora nella fase "lo faremo ma non sappiamo quando".DeborohWalker ha scritto:E nel prossimo numero, vedo Indiana Pipps. Forse è un po' tardi per pensarci, ma visto che proprio in queste settimane uscirà Indy 4, per cavalcare l'onda sarebbe stata un'idea interessante una saga di Indiana Pipps (à la Double Duck, per intenderci).
Certo, visto questa caratteristica del nuovo corso del Topo una mini-saga IPNA sarebbe stata interessante, ma sinceramente a questo punto ben venga la singola storia (in uno o due tempi) se segnerà il rilancio di Indiana Pipps per mano del suo autore storico nonchè ideatore Bruno Sarda.
Io dico che ci si rivede prima.DeborohWalker ha scritto:Vabbè, ho comprato Topolino, è stat bello finchè è durato.
Mi sa che ci si rivede al n.3000, dato che colleziono i numeri tondi.
Giusto per dire, a breve ci sarà una mini-saga dedicata alle Olimpiadi by Marconi, e sempre nel 2008, per gli 80 anni del Topo, dovremmo vedere la saga fantascientifica by Faraci e Sciarrone.
Stay tuned, quindi.
Letto solo l'editoriale, e La Storia. Metà prima delle lezioni e metà dopo, urge una rilettura consecutiva.
Bè, cheddire. Grazie mille, Tito.
[è piovuta solo qualche goccia d'acqua, però]
Bè, cheddire. Grazie mille, Tito.
[è piovuta solo qualche goccia d'acqua, però]
Lorenzo Breda
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If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
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Grazie, è stato un piacere (be', anche una fatica).
La cosa che mi piacerebbe, davvero, sarebbe che a questa storia fosse riconosciuta pari dignità rispetto alla versione del libro, a quella del film, a quella per il teatro.
Ha un suo inizio, collegato alla sua fine (ed entrambi inventati da Alessandro, con un tocco di vero genio). Una sua circolarità. E una sua autonomia. Abbiamo voluto - Alessandro Baricco, Giorgio Cavazzano e io - che questa storia bastasse a se stessa. Il metro per misurarla non deve essere il paragone con le altre versioni. Cosa c'è e cosa manca. Il fumetto ha regole, ritmi, codici solo suoi. Anche se, in effetti, quella divisione in due tempi è stato un modo per dare un respiro anche teatrale al racconto. Si chiude il sipario, fra un atto e l'altro. C'è il tempo di riflettere, di lasciare decantare il racconto. Un respiro, prima di ricominciare.
E allora... fran funziona nel libro, funziona recitato. Non funziona in un fumetto. Chi non avesse mai letto il libro o visto il film lo troverebbe assurdo. Un quadro che cade, in un fumetto, non fa fran. E allora, senza pensarci due volte, abbiamo usato sbrang.
C'è un altro finale, lieto. Ma io credo che sia una storia anche piena di malinconia, di amarezza. Del senso delle cose, degli amici perduti. Di ciò che resta soltanto nei ricordi. E di quanto contino, nella vita, i ricordi. E quando ho visto quella tavola, con Topolino e Pippo tutti bianchi, sul ponte della nave, come... sì, come fantasmi, mi è venuto un brivido.
Ma scusatemi. Sono giorni che sto incatenato alla scrivania. E ogni tanto vago per la rete, per distrarmi. E per curiosare, okay. Capito qui... mi sento fra amici, la tentazione è troppo forte. Ma scusatemi, dicevo, perché non credo che un autore debba intromettersi, condizionare il giudizio dei propri lettori. E viceversa.
Le storie dovrebbero essere anche come un muro, che divide chi le scrive da chi le legge. Ciascuno le vede da un lato diverso. Il giudizio non può essere lo stesso. E scavalcare quel muro può perfino essere pericoloso.
Allora adesso torno dalla mia parte, e stavolta ci resto. Almeno un po'.
Ciao
Tito Faraci
La cosa che mi piacerebbe, davvero, sarebbe che a questa storia fosse riconosciuta pari dignità rispetto alla versione del libro, a quella del film, a quella per il teatro.
Ha un suo inizio, collegato alla sua fine (ed entrambi inventati da Alessandro, con un tocco di vero genio). Una sua circolarità. E una sua autonomia. Abbiamo voluto - Alessandro Baricco, Giorgio Cavazzano e io - che questa storia bastasse a se stessa. Il metro per misurarla non deve essere il paragone con le altre versioni. Cosa c'è e cosa manca. Il fumetto ha regole, ritmi, codici solo suoi. Anche se, in effetti, quella divisione in due tempi è stato un modo per dare un respiro anche teatrale al racconto. Si chiude il sipario, fra un atto e l'altro. C'è il tempo di riflettere, di lasciare decantare il racconto. Un respiro, prima di ricominciare.
E allora... fran funziona nel libro, funziona recitato. Non funziona in un fumetto. Chi non avesse mai letto il libro o visto il film lo troverebbe assurdo. Un quadro che cade, in un fumetto, non fa fran. E allora, senza pensarci due volte, abbiamo usato sbrang.
C'è un altro finale, lieto. Ma io credo che sia una storia anche piena di malinconia, di amarezza. Del senso delle cose, degli amici perduti. Di ciò che resta soltanto nei ricordi. E di quanto contino, nella vita, i ricordi. E quando ho visto quella tavola, con Topolino e Pippo tutti bianchi, sul ponte della nave, come... sì, come fantasmi, mi è venuto un brivido.
Ma scusatemi. Sono giorni che sto incatenato alla scrivania. E ogni tanto vago per la rete, per distrarmi. E per curiosare, okay. Capito qui... mi sento fra amici, la tentazione è troppo forte. Ma scusatemi, dicevo, perché non credo che un autore debba intromettersi, condizionare il giudizio dei propri lettori. E viceversa.
Le storie dovrebbero essere anche come un muro, che divide chi le scrive da chi le legge. Ciascuno le vede da un lato diverso. Il giudizio non può essere lo stesso. E scavalcare quel muro può perfino essere pericoloso.
Allora adesso torno dalla mia parte, e stavolta ci resto. Almeno un po'.
Ciao
Tito Faraci
Bè, grazie di aver scavalcato il muro, almeno un po' ^_^
Non credo che tu abbia condizionato il nostro giudizio, ci hai semplicemente dato la tua opinione sulla storia, ci hai mostrato l'entusiasmo per la stessa, ci hai dato alcune spiegazioni su alcune obiezioni che avevo avanzato.
Pensa, sei anche riuscito a convincermi (anche se non su tutto
); questo non significa che tu "abbia condizionato il mio giudizio", ma spiegandomi il perchè di certe scelte, me le hai fatte accettare.
Ora però fila di nuovo al di là dal muro, dove ci sono tutte quelle storie che tu sai catturare così bene, e lanciane altre al di quà dal muro, così che possiamo leggerle
Non credo che tu abbia condizionato il nostro giudizio, ci hai semplicemente dato la tua opinione sulla storia, ci hai mostrato l'entusiasmo per la stessa, ci hai dato alcune spiegazioni su alcune obiezioni che avevo avanzato.
Pensa, sei anche riuscito a convincermi (anche se non su tutto
Ora però fila di nuovo al di là dal muro, dove ci sono tutte quelle storie che tu sai catturare così bene, e lanciane altre al di quà dal muro, così che possiamo leggerle
Novecento, la migliore storia di quest'anno, insieme alla saga di Casty. Per non parlare della copertina.
I miei più sinceri complimenti.
I miei più sinceri complimenti.
Una rarità etnica in technicolor


Al momento non mi viene altro da dire se non poesia allo stato puro.
Anch'io cercherò di recuperare il libro per apprezzare ancor di più questo gioiello.
Complimentoni indistintamente a tutti e tre gli autori.
Anch'io cercherò di recuperare il libro per apprezzare ancor di più questo gioiello.
Complimentoni indistintamente a tutti e tre gli autori.

Io terminata la lettura avevo le lacrime agli occhi, per un tale raffinato utilizzo di due personaggi come Pippo e Macchia Nera. Quanto di meglio sia mai stato realizzato con loro imho.
Quanto alle critiche pare che i maggior detrattori dell'opera siano quelli che l'hanno già vista nelle altre sue due versioni. Io non ho letto né il libro, né visto il film o lo spettacolo teatrale, e ho adorato tanto il fumetto. E inoltre mi par di capire che questa storia non voglia esser considerata subordinata a una qualche fonte, ma che sia il corrispettivo fumettistico e parallelo alle altre, che sia il fumetto ufficiale di Novecento. Con la particolarità che a interpetarlo sono state scelte facce note. Grandissimi attori direi.
Quanto alle critiche pare che i maggior detrattori dell'opera siano quelli che l'hanno già vista nelle altre sue due versioni. Io non ho letto né il libro, né visto il film o lo spettacolo teatrale, e ho adorato tanto il fumetto. E inoltre mi par di capire che questa storia non voglia esser considerata subordinata a una qualche fonte, ma che sia il corrispettivo fumettistico e parallelo alle altre, che sia il fumetto ufficiale di Novecento. Con la particolarità che a interpetarlo sono state scelte facce note. Grandissimi attori direi.
Appena finito di leggere ci sono rimasta leggermente male, perchè avevo appena riletto il monologo e la spiegazione che Novecento dà del non voler scendere a terra, beh... non è facile da definire. Tutto quel suo ragionamento sulla salvezza.. rinuncio a vivere per salvarmi, è qualcosa di veramente forte. Quindì sì, l'avrei voluto nel fumetto.DeborohWalker ha scritto:
Da amante del monologo, mi è dispiaciuto non vedere parti che adoro, come la narrazione della "nascita" di Novecento, la spiegazione del perchè Novecento non sia voluto scendere dalla nave, e soprattutto il finale drammatico.
Cioè, l'inizio mi aveva sorpreso ed emozionato perchè mi faceva intuire che non ci sarebbe stato il lieto fine forzato Disney, e invece eccolo che riciccia fuori. Ed è forzato, non lo si può negare.
Però ripensandoci non credo che l'omissione pregiudichi poi di molto il senso globale. Provo a spiegarmi.
Il senso sarebbe cambiato, o sarebbe stato banalizzato, se Novecento fosse sceso. Ma Novecento non scende, continua a vivere sul mare. Non ci spiega esattamente perchè, ma chi legge il fumetto fondamentalmente lo capisce: Novecento non scende perchè sente di poter vivere solo sulla nave, perchè la vita sul mare gli dà una pace e una sicurezza che la terra non saprebbe dargli.
Il fumetto si rivolge anche ai bambini e io penso che per un bambino una cosa come "Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati" sia troppo complessa. Per capirla devi aver pensato almeno una volta a cosa significhi vivere, a cosa significhi trovare un tuo modo di vivere che può apparire inaccettabile ma che per te è l'unico possibile, e a 8, 9 anni è difficile che si siano già pensate cose del genere.
Ecco, se anche un bambino leggesse il monologo io credo che non saprebbe coglierlo fino in fondo, o forse li limiterebbe a capire che Novecento non vuole scendere perchè sulla nave si sente meglio. Che è esattamente ciò che viene fuori dalla storia a fumetti.
Il fumetto secondo me non ha tolto nulla al monologo, semmai ha reso impliciti alcuni punti, li ha lasciati nel mistero (l'origine di Novecento, appunto, e il monologo finale). Ed è stato un bel modo di mantenere l'integrità della storia, pur avendola privata dei dettagli più drammatici.
I do not fit. I know that.
Ovvio che certi ragionamenti più "adulti" non siano adatti a una trasposizione simile.
Ma tutti i dialoghi hanno più livelli.
Il frammento sul quadro è stato restituito senza citare il frammento succesivo, che lo collega alla fine di un amore, allo scoppio di una guerra, all'avvento della vecchiaia.
Allo stesso modo, a mio parere, si poteva restituire un po' di quella magia contenuta nella descrizione di ciò che Novecento ha visto dal ponte della nave, di quel mondo così vasto, pur senza arrivare alla riflessione sulla vita e sulla salvezza.
Come per il "Fran", sarebbero state sufficienti anche solo 2-3 vignette (magari sacrificando la ripetizione dell'indumento dimenticato).
Ma tutti i dialoghi hanno più livelli.
Il frammento sul quadro è stato restituito senza citare il frammento succesivo, che lo collega alla fine di un amore, allo scoppio di una guerra, all'avvento della vecchiaia.
Allo stesso modo, a mio parere, si poteva restituire un po' di quella magia contenuta nella descrizione di ciò che Novecento ha visto dal ponte della nave, di quel mondo così vasto, pur senza arrivare alla riflessione sulla vita e sulla salvezza.
Come per il "Fran", sarebbero state sufficienti anche solo 2-3 vignette (magari sacrificando la ripetizione dell'indumento dimenticato).
Quella parte mi ha un po' stupito infatti alla prima lettura: ok, era una gag, mi ha fatto anche sorridere ma non l'avevo saputa cogliere molto bene, mi sembrava quasi che stonasse.DeborohWalker ha scritto: Come per il "Fran", sarebbero state sufficienti anche solo 2-3 vignette (magari sacrificando la ripetizione dell'indumento dimenticato).
Ho ripensato anche a questo dettaglio però ed effettivamente penso sia funzionale al fatto che Novecento non spieghi perchè non scende: è come se non riuscisse a riconoscerne la ragione e allora inconsciamente usa il trucco dell'essersi scordato l'indumento. Rimanda, rimanda e alla fine ci ripensa.
No sa dire perchè, ma dentro di sé lo sa.
Il Novecento del monologo si analizza di più, quello del fumetto agisce più in maniera istintiva forse, le motivazioni delle sue azioni gli sono meno chiare.
Edit: e pensandoci ancora direi che questi cambiamenti nella personalità di Novecento siano dovuti anche al fatto che ad interpretarlo è Pippo, personaggio con determinate caratteristiche che andavano conservate anche nei panni di Novecento.
I do not fit. I know that.
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Con una copertina come questa uno dovrebbe pure non fare paragoni con Pk?
Doubleduck - Episodio 2 (Bosco/Mangiatordi): Oh bene. Dopo la piccola battuta d'arresto nel finale del primo episodio, in cui si sprecavano spazio e tavole con la questione della missione di prova, la storia riprende con un secondo episodio che ha il sapore di un po' tutti i i secondi numeri degli albi spillati disneyani. La situazione si è stabilizzata, lo shock iniziale è passato e si passa ad esplorare meglio il nuovo status quo, magari con una missioncina di poco conto ma che vada a toccare finalmente la Trama vera e propria. Molte scene cool, molti enigmi e molte gag per un episodio buono, anche se certamente non straordinario ma che viene tremendamente valorizzata da quel particolarissimo disegnatore che è Vitale Mangiatordi. Lo stile di Mangiatordi, da un lato è molto classico, con espressioni che ondeggiano tra lo stile anni 90 e quello di Marco Rota, dall'altro riesce ad essere assai adulto grazie alle pose e alle posture che assumono i suoi personaggi, leggermente più slanciati del solito. E' come se riuscisse ad innalzare ad un livello superiore lo stile Disney e la cosa è davvero notevole. Per il resto graditissimo l'inserimento dei personaggi classici e quel riferimento alla PBI, la polizia federale creata in PK, che era già stata ripresa in un paio di storie di Brigitta. Speriamo che l'eredità pikappica in termine di personaggi, saghe e ambientazioni prima o poi venga degnamente onorata...
Sulle Strade di Topolinia (Sisti/Vian): Storiellina con una sua struttura, che parte da un'idea piuttosto pacchiana ma che riesce a giustificarla in modo abbastanza convincente. Il punto è che si tratta di Sisti, il grande Alessandro Sisti, autore della maggior parte dei numeri storici di Pk e di una sfilza di belle storie su Topolino. E in un periodo in cui tutti sembrano voler fare qualcosa di più per rilanciare il Topo, anche strafalcionando, il suo insistere a voler tenere un profilo così basso sta iniziando a seccare. Un conto è quando si raffrontavano i suoi Bis-Bis con lo sboronissimo WoM e ci si compiaceva della loro semplicità intelligente, ma adesso è il momento di tenere fede al propio nome e tornare a fare roba di un certo livello.
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Ci siamo. E' il momento di inchinarsi o di togliersi il cappello di fronte al numero migliore dell'anno. E poco possono l'ennesimo Gervasio didattico e una storia di Panaro dalla banalità vergognosa per guastare quella meravigliosa sensazione di essersi comprati Topolino per qualcosa. Perchè già il Capolavoro di per sè occupa due slot (è in due tempi), se a questo si aggiunge l'interessante Doubleduck, si ha finalmente un Topo in cui la roba buona pare essere in maggioranza. Voglio illudermi, voglio credere, incentivato da quell'editoriale da esperta fumettista, che sia questo il Topolino visualizzato dalla De Poli a lungo termine.
La Vera Storia di Novecento (Baricco-Faraci/Cavazzano): Prendere un celebre scrittore appassionato di fumetto Disney, uno sceneggiatore Disney che sa rivolgersi anche agli adulti, e IL disegnatore. Lasciarli liberi di lavorare, di impegnarsi, divertirsi ed ecco LA Storia, quella definitiva che dimostra al mondo quali sono le potenzialità del fumetto Disney, di cosa si può essere capaci se si crede in questi animaletti antropomorfi, e infine che cosa può saltar fuori se ci si approccia alla materia con propositi artistici. Dico questo perchè ho adorato questa storia, mentre la leggevo respiravo l'immensa cura, l'istrionismo, la perizia e l'intelligenza con cui era stata confezionata. Dentro di me ripetevo, ecco QUESTA è la tipologia di fumetto che Topolino dovrebbe bene o male offrire per appagare il lettore settimana dopo settimana. E di questo dico grazie agli autori, perchè oltre ad essere una storia bella, ricca di gag, momenti poetici, struggenti e malinconici vede il punto d'arrivo per due personaggi meravigliosi, troppo spesso ingiustamente fraintesi. Mi riferisco a Pippo e Macchia Nera: il primo con la sua genialità laterale, con la sua logica tutta sua sembra esserci nato nei panni del pianista trasognato. Perchè ormai dovrebbe essere chiaro che Pippo non è un cretino ma un animo poetico, geniale e incomprensibile per una mente terra-terra. Questa storia ci fornisce la chiave interpretativa definitiva per questo personaggio. Il secondo, Macchia Nera, dopo un periodo in cui è stato ridicolizzato, è finalmente stato riconosciuto come il villain dandy e raffinato per eccellenza da artisti come Casty, Savini e Cavazzano. Arriva adesso Faraci a dire la sua, dandogli un altro significato, consegnandocelo come un artista borioso e pieno di sè, non un banale criminale intenzionato a impossessarsi dei gioielli della contessa, ma un pianista malvagio e di classe. E Cavazzano fa il resto, visto che ormai si è capito che la sua bravura è direttamente proporzionale alla qualità della sceneggiatura assegnatagli: certe pose ed espressioni del Macchia pianista me le ricorderò per sempre. Mi si sono inumiditi gli occhi nel vederlo sudato e spossato dopo la suonata, nel vederlo alzarsi e sedersi dallo sgabello, nel vederlo camminare come Anton Ego. Eccolo il Macchia che ci voleva.
Il tutto condito da una colorazione, una regia, un ritmo squisiti, che fa gridare al Capolavoro, alla faccia di tutti i detrattori che fondano le loro analisi sul confronto con il monologo e il film di Tornatore. A parte, che più che una parodia subordinata, pare dalle parole degli autori che la storia vada vista come un corrispettivo assolutamente parallelo su carta della stessa storia, e che quindi se ne possa fruire in modo assolutamente indipendente, non credo sia tanto utile guardare il capello, quando ci viene proposto un simile pezzo di storia del Fumetto Disney. La storia è stupenda, degnissima erede di Casablanca dello stesso Cavazzano, e guarda caso chi scrive certi apprezzamenti non aveva mai letto il libro né visto il film. Non posso lamentarmi quindi della mancanza di questo o quel pezzo, né della troppa fedeltà in certi passaggi, come quello del sigaro (mitica la resa di quella gag, a proposito), perchè ogni singolo elemento l'ho conosciuto come nuovo. E, pensa te che sfiga, la storia me la sono goduta appieno.
Doubleduck - Episodio 3 (Vitaliano/Mazzarello): Urgh, che brutta figura che ci fa l'altrimenti bravissimo Mazzarello. Dopo la modernità di un Freccero e i toni adulti di un Mangiatordi, sembra di essere tornati allo stile consueto del Topo. E ciò non va molto bene, e stona parecchio con lo stile sperimentale dell'intera operazione. Magari ci fosse stato Sciarrone...
Ad ogni modo siamo a un episodio dalla fine, ed è qui che la carne al fuoco va cucinandosi, pur mantenendo segretissima la ricetta. Insomma tutti contro tutti, siamo in una posizione in cui le forze in gioco (i presunti buoni, i presunti ribelli e i presunti criminali) potrebbero essere tutte e nessuna dalla parte della ragione. E il povero Paperino, come il lettore è perfettamente in balia di una situazione disorientante, in cui tutto ciò che si crede di sapere potrebbe essere falso. La cosa è molto interessante, ma non oserei dire positiva, almeno finchè non avrò la sicurezza che un tale caos verrà composto in modo convincente nel quarto - si spera pirotecnico - episodio. Per ora il giudizio rimane sospeso con un bel "staremo a vedere dove si vuole andare a parare", dalla settimana prossima sapremo se considerare Doubleduck la prima Saga Topolinesca davvero valida della nuova gestione o l'ennesimo prodotto confusionario. Spero ardentemente per la prima (e W Bertoon Street!).

Con una copertina come questa uno dovrebbe pure non fare paragoni con Pk?
Doubleduck - Episodio 2 (Bosco/Mangiatordi): Oh bene. Dopo la piccola battuta d'arresto nel finale del primo episodio, in cui si sprecavano spazio e tavole con la questione della missione di prova, la storia riprende con un secondo episodio che ha il sapore di un po' tutti i i secondi numeri degli albi spillati disneyani. La situazione si è stabilizzata, lo shock iniziale è passato e si passa ad esplorare meglio il nuovo status quo, magari con una missioncina di poco conto ma che vada a toccare finalmente la Trama vera e propria. Molte scene cool, molti enigmi e molte gag per un episodio buono, anche se certamente non straordinario ma che viene tremendamente valorizzata da quel particolarissimo disegnatore che è Vitale Mangiatordi. Lo stile di Mangiatordi, da un lato è molto classico, con espressioni che ondeggiano tra lo stile anni 90 e quello di Marco Rota, dall'altro riesce ad essere assai adulto grazie alle pose e alle posture che assumono i suoi personaggi, leggermente più slanciati del solito. E' come se riuscisse ad innalzare ad un livello superiore lo stile Disney e la cosa è davvero notevole. Per il resto graditissimo l'inserimento dei personaggi classici e quel riferimento alla PBI, la polizia federale creata in PK, che era già stata ripresa in un paio di storie di Brigitta. Speriamo che l'eredità pikappica in termine di personaggi, saghe e ambientazioni prima o poi venga degnamente onorata...
Sulle Strade di Topolinia (Sisti/Vian): Storiellina con una sua struttura, che parte da un'idea piuttosto pacchiana ma che riesce a giustificarla in modo abbastanza convincente. Il punto è che si tratta di Sisti, il grande Alessandro Sisti, autore della maggior parte dei numeri storici di Pk e di una sfilza di belle storie su Topolino. E in un periodo in cui tutti sembrano voler fare qualcosa di più per rilanciare il Topo, anche strafalcionando, il suo insistere a voler tenere un profilo così basso sta iniziando a seccare. Un conto è quando si raffrontavano i suoi Bis-Bis con lo sboronissimo WoM e ci si compiaceva della loro semplicità intelligente, ma adesso è il momento di tenere fede al propio nome e tornare a fare roba di un certo livello.
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Ci siamo. E' il momento di inchinarsi o di togliersi il cappello di fronte al numero migliore dell'anno. E poco possono l'ennesimo Gervasio didattico e una storia di Panaro dalla banalità vergognosa per guastare quella meravigliosa sensazione di essersi comprati Topolino per qualcosa. Perchè già il Capolavoro di per sè occupa due slot (è in due tempi), se a questo si aggiunge l'interessante Doubleduck, si ha finalmente un Topo in cui la roba buona pare essere in maggioranza. Voglio illudermi, voglio credere, incentivato da quell'editoriale da esperta fumettista, che sia questo il Topolino visualizzato dalla De Poli a lungo termine.
La Vera Storia di Novecento (Baricco-Faraci/Cavazzano): Prendere un celebre scrittore appassionato di fumetto Disney, uno sceneggiatore Disney che sa rivolgersi anche agli adulti, e IL disegnatore. Lasciarli liberi di lavorare, di impegnarsi, divertirsi ed ecco LA Storia, quella definitiva che dimostra al mondo quali sono le potenzialità del fumetto Disney, di cosa si può essere capaci se si crede in questi animaletti antropomorfi, e infine che cosa può saltar fuori se ci si approccia alla materia con propositi artistici. Dico questo perchè ho adorato questa storia, mentre la leggevo respiravo l'immensa cura, l'istrionismo, la perizia e l'intelligenza con cui era stata confezionata. Dentro di me ripetevo, ecco QUESTA è la tipologia di fumetto che Topolino dovrebbe bene o male offrire per appagare il lettore settimana dopo settimana. E di questo dico grazie agli autori, perchè oltre ad essere una storia bella, ricca di gag, momenti poetici, struggenti e malinconici vede il punto d'arrivo per due personaggi meravigliosi, troppo spesso ingiustamente fraintesi. Mi riferisco a Pippo e Macchia Nera: il primo con la sua genialità laterale, con la sua logica tutta sua sembra esserci nato nei panni del pianista trasognato. Perchè ormai dovrebbe essere chiaro che Pippo non è un cretino ma un animo poetico, geniale e incomprensibile per una mente terra-terra. Questa storia ci fornisce la chiave interpretativa definitiva per questo personaggio. Il secondo, Macchia Nera, dopo un periodo in cui è stato ridicolizzato, è finalmente stato riconosciuto come il villain dandy e raffinato per eccellenza da artisti come Casty, Savini e Cavazzano. Arriva adesso Faraci a dire la sua, dandogli un altro significato, consegnandocelo come un artista borioso e pieno di sè, non un banale criminale intenzionato a impossessarsi dei gioielli della contessa, ma un pianista malvagio e di classe. E Cavazzano fa il resto, visto che ormai si è capito che la sua bravura è direttamente proporzionale alla qualità della sceneggiatura assegnatagli: certe pose ed espressioni del Macchia pianista me le ricorderò per sempre. Mi si sono inumiditi gli occhi nel vederlo sudato e spossato dopo la suonata, nel vederlo alzarsi e sedersi dallo sgabello, nel vederlo camminare come Anton Ego. Eccolo il Macchia che ci voleva.
Il tutto condito da una colorazione, una regia, un ritmo squisiti, che fa gridare al Capolavoro, alla faccia di tutti i detrattori che fondano le loro analisi sul confronto con il monologo e il film di Tornatore. A parte, che più che una parodia subordinata, pare dalle parole degli autori che la storia vada vista come un corrispettivo assolutamente parallelo su carta della stessa storia, e che quindi se ne possa fruire in modo assolutamente indipendente, non credo sia tanto utile guardare il capello, quando ci viene proposto un simile pezzo di storia del Fumetto Disney. La storia è stupenda, degnissima erede di Casablanca dello stesso Cavazzano, e guarda caso chi scrive certi apprezzamenti non aveva mai letto il libro né visto il film. Non posso lamentarmi quindi della mancanza di questo o quel pezzo, né della troppa fedeltà in certi passaggi, come quello del sigaro (mitica la resa di quella gag, a proposito), perchè ogni singolo elemento l'ho conosciuto come nuovo. E, pensa te che sfiga, la storia me la sono goduta appieno.
Doubleduck - Episodio 3 (Vitaliano/Mazzarello): Urgh, che brutta figura che ci fa l'altrimenti bravissimo Mazzarello. Dopo la modernità di un Freccero e i toni adulti di un Mangiatordi, sembra di essere tornati allo stile consueto del Topo. E ciò non va molto bene, e stona parecchio con lo stile sperimentale dell'intera operazione. Magari ci fosse stato Sciarrone...
Ad ogni modo siamo a un episodio dalla fine, ed è qui che la carne al fuoco va cucinandosi, pur mantenendo segretissima la ricetta. Insomma tutti contro tutti, siamo in una posizione in cui le forze in gioco (i presunti buoni, i presunti ribelli e i presunti criminali) potrebbero essere tutte e nessuna dalla parte della ragione. E il povero Paperino, come il lettore è perfettamente in balia di una situazione disorientante, in cui tutto ciò che si crede di sapere potrebbe essere falso. La cosa è molto interessante, ma non oserei dire positiva, almeno finchè non avrò la sicurezza che un tale caos verrà composto in modo convincente nel quarto - si spera pirotecnico - episodio. Per ora il giudizio rimane sospeso con un bel "staremo a vedere dove si vuole andare a parare", dalla settimana prossima sapremo se considerare Doubleduck la prima Saga Topolinesca davvero valida della nuova gestione o l'ennesimo prodotto confusionario. Spero ardentemente per la prima (e W Bertoon Street!).
Oh, ma lo ammetti! E e poi vi lamentate perchè io non compro il Topo?Grrodon ha scritto: si ha finalmente un Topo in cui la roba buona pare essere in maggioranza.
Non so voi, ma a me piace comprare cose in cui la roba buona sia in maggioranza.
Bè, ma conoscendo l'opera originale è ovvio fare paragoni, come avviene per Il Signore degli Anelli di Jackson, i film di Harry Potter, la serie animata di Rat-Man, i film MARVEL, la Fabbrica di Cioccolato di Burton, o chissà che altro.Grrodon ha scritto:Il tutto condito da una colorazione, una regia, un ritmo squisiti, che fa gridare al Capolavoro, alla faccia di tutti i detrattori che fondano le loro analisi sul confronto con il monologo e il film di Tornatore.
Però, come ho ripetuto più volte in mezzo al mio commento, nonostante certe sbafature qua e là, a me la storia è piaciuta, e molto.
sante parole.DeborohWalker ha scritto:Non so voi, ma a me piace comprare cose in cui la roba buona sia in maggioranza.
Finalmente l'ho comprato, e infatti si sta alzando una brezza minacciosa.
Premesse che mi pare condividiamo tutti: disegni ottimi (viva il Maestro!), colorazione deliziosa (viva Photoshop!), il miglior progetto su Topolino degli ultimi anni (viva la Direttora!), una delle migliori "parodie" (viva la Fonte! sì, merito anche dell'Adattatore, ma per Lui riservo commenti più approfonditi).
Pippo era il personaggio ideale per interpretare Novecento, e in effetti non mi stupirei se fosse stata proprio questa la scintilla che abbia spinto gli autori a portare questa storia sulle pagine di Topolino.
La storia è splendida e Faraci dà una grande lezione di stile sia di narrazione che di adattamento e, grande merito, usa ma non abusa di discalie, nonostante la natura di monologo e la poesia che permea tutta l'opera originale lo avrebbe richiesto.
Purtroppo la storia soffre di quello di cui soffrono tutte le storie di Topolino oggi, ovvero il poco spazio (qui più del solito, ma comunque poco per essere una "biografia" di un personaggio), che porta la storia a essere troppo veloce, e gli eventi a susseguirsi senza dare il tempo di riflettere (a volte anche di capire) le cause che li hanno generati.
Faraci dice che vorrebbe che questa non venisse considerata una parodia Disney come ne sono state fatte tante, ma venisse presa con la stessa dignità di tutti gli altri adattamenti del monologo di Baricco, ovvero il libro, la rappresentazione e il film. Purtroppo secondo me non può raggiungere questa dignità perché soffre dei troppi paletti imposti da un giornale come Topolino (e intendo il giornale, non le personalità dei personaggi Disney, che al momento giusto sanno essere versatili senza snaturarsi). Se avessero davvero voluto fare un progetto serio, letterario, avrebbero dovuto realizzare un albo di una novantina di tavole (di grandi dimensioni), magari da allegare a Topolino o da vendere separatamente nelle edicole, nelle fumetterie e, perché no, nelle librerie.
Allora ci sarebbe stato spazio per tagliare meno e per soffermarsi di più in certi punti che lo avrebbero richiesto e che sono quelli che rendono indimenticabile l'esperienza di fruire di un'opera di tale poesia. Si sarà capito che io adoro l'opera originale, nonostante l'abbia conosciuta come molti solo grazie al film, che adoro ancora di più, in maniera fanatica, per tacer della colonna sonora. Tacer? No, parliamone.
In certe vignette, con le note che le riempiono quasi completamente, non si può evitare di ricordarsi la scena del duello al pianoforte, o tutti gli altri momenti con invece la musica struggente di Ennio Morricone, fra le sue migliori (nonché una delle migliori della storia del cinema, per me).
Sia chiaro, non ho pretese in merito, nonostante la musica fosse una componente importantissima dell'opera (ci macherebbe che chiedessi un adattamento perfetto di una "musica" a un "fumetto"... e seppure ce lo si fosse posto come obiettivo, sicuramente Topolino giornale non lo meritava) però credo fosse necessario farlo notare, tanto per non farci dire che abbiamo glissato sull'argomento.
Ciò detto, questa va nell'olimpo delle mie storie Disney preferite, ovviamente.
Ciò detto, questo non interromperà la mia crociata contro la brevità delle storie su Topolino.
Cercando di rispondere a Grrodon che in altre sedi mi diceva che la scarsezza di spazio non è un fattore influente sulla qualità di una storia, ho riflettuto a fondo e trovato una spiegazione: è vero, una bella storia può essere raccontata (bene) anche in sole 24 tavole, così come 40 tavole o la divisione in quattro parti non sono garanzia di qualità.
Secondo me si è arrivati al punto in cui Topolino non soddisfa più nessuno, quindi il target si abbassa e, contemporaneamente, si cerca di rimpinzare le storie contaminandole con elementi presi da altri campi (che invece fra i biNbi hanno successo: leggasi fantasy, maghetti e streghette, Totti, i telefilm, ecc...). Questa operazione di rimpinzamento fa si che una storia si ritrovi a dover raccontare troppe cose, quindi le tavole non bastano, quindi un evento che richiederebbe due tavole si risolve in una striscia, riducendo tutte le storie a delle corse contro il tempo. Per di più, gli elementi con cui vengono rimpinzate non sono nemmeno fondamentali alla storia (per questo ne distruggono senza scampo la qualità seppure nel soggetto ci fosse stata qualche bella idea), servono solo a renderla più appetibile a un pubblico di insoddisfacibili bambini che crescono a pane e wrestling (ed è per questo che in Disney sono state sdoganate le armi, anzi... rese obbligatorie in ogni storia importante, mi pare... non per rendere più adulte le storie, SECONDO ME).
Dello stesso difetto soffre anche La vera storia di Novecento, ma non per mancanza di fantasia ma perché l'originale ha molti eventi da raccontare, e nonostante molti siano stati tagliati, anche quelli rimasti diventano troppo rapidi.
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

La vera storia di Novecento: L'ho già scritto nel commento sull'Inducks e lo ripeto qui: poesia allo stato puro.
Purtroppo non ho mai visto nè letto il film e il libro da cui è tratta questa storia, ma ciò non vuol dire che non possa aver apprezzato comunque il risultato finale che nè è venuto fuori, anzi. La curiosità di conoscere le altre versioni è tanta. Già a partire dall'inizio si nota uno stile narrativo abbastanza inedito (che sappiamo essere opera di Baricco, così come il finale), e la lettura delle didascalie, indispensabili per un racconto simile, ci dice subito che ai testi c'è quel geniaccio di Faraci. Un Pippo perfetto, caratterizzato stupendamente, stesso dicasi per Macchia Nera (in entrambi i casi, con primi piani da sbavo). Il Pippo/Sam suonatore di pianoforte di Casablanca è lontano anni luce da questo suo lontano parente. Altro non riesco a dire, se non che una numerosa sequenza di vignette sono così spettacolari che si lasciano ammirare senza bisogno di dovere leggere i balloon, e ciò è stupendo.
Molto cinematografiche, poi, quelle quattro vignette nella tavola di apertura, con Minni e Topolino che osservano il mare... un Cavazzano al 1000% in questa storia: superbo, maestoso, stratosferico, incommensurabile... e mi fermo qui, altrimenti non finirei più, anche perchè questo post è il trionfo della retorica.
Bene anche DD, che si conferma lettura di buon livello. Mazzarello bravo in alcune situazioni (bella la veduta di Paperopoili, come fatto notare da qualcuno del Papersera).
Purtroppo non ho mai visto nè letto il film e il libro da cui è tratta questa storia, ma ciò non vuol dire che non possa aver apprezzato comunque il risultato finale che nè è venuto fuori, anzi. La curiosità di conoscere le altre versioni è tanta. Già a partire dall'inizio si nota uno stile narrativo abbastanza inedito (che sappiamo essere opera di Baricco, così come il finale), e la lettura delle didascalie, indispensabili per un racconto simile, ci dice subito che ai testi c'è quel geniaccio di Faraci. Un Pippo perfetto, caratterizzato stupendamente, stesso dicasi per Macchia Nera (in entrambi i casi, con primi piani da sbavo). Il Pippo/Sam suonatore di pianoforte di Casablanca è lontano anni luce da questo suo lontano parente. Altro non riesco a dire, se non che una numerosa sequenza di vignette sono così spettacolari che si lasciano ammirare senza bisogno di dovere leggere i balloon, e ciò è stupendo.
Molto cinematografiche, poi, quelle quattro vignette nella tavola di apertura, con Minni e Topolino che osservano il mare... un Cavazzano al 1000% in questa storia: superbo, maestoso, stratosferico, incommensurabile... e mi fermo qui, altrimenti non finirei più, anche perchè questo post è il trionfo della retorica.
Bene anche DD, che si conferma lettura di buon livello. Mazzarello bravo in alcune situazioni (bella la veduta di Paperopoili, come fatto notare da qualcuno del Papersera).

Quoto praticamente ogni parola.Elikrotupos ha scritto:Si sarà capito che io adoro l'opera originale, nonostante l'abbia conosciuta come molti solo grazie al film, che adoro ancora di più, in maniera fanatica, per tacer della colonna sonora. Tacer? No, parliamone.
In certe vignette, con le note che le riempiono quasi completamente, non si può evitare di ricordarsi la scena del duello al pianoforte, o tutti gli altri momenti con invece la musica struggente di Ennio Morricone, fra le sue migliori (nonché una delle migliori della storia del cinema, per me).
Lorenzo Breda
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If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
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La brevità è una cosa che mi aveva un po' disturbata ma pensavo fosse dovuta al fatto che sono invecchiata... ho comprato Topolino dopo anni proprio per Novecento e la prima parte soprattutto mi è sembrata cortissima. Da bambina non mi capitava mai di trovare una storia troppo corta quindi ho pensato fosse un problema derivante dalla crescita.Elikrotupos ha scritto: Purtroppo la storia soffre di quello di cui soffrono tutte le storie di Topolino oggi, ovvero il poco spazio (qui più del solito, ma comunque poco per essere una "biografia" di un personaggio), che porta la storia a essere troppo veloce, e gli eventi a susseguirsi senza dare il tempo di riflettere (a volte anche di capire) le cause che li hanno generati.
Se però dici che è un problema diffuso nelle storie di oggi allora forse non sono cambiata solo io ma è cambiato anche Topolino... non so, però penso che riprenderò a comprarlo, nonostante tutto non l'ho trovato così diverso da quando lo leggevo fino ad una decina d'anni fa.
Nel caso di Novecento penso comunque che il racconto abbia un equilibrio interno abbastanza buono tale da non far sentire troppo la mancanza di altri fatti e dialoghi e spiegazioni. Nonostante la relativa brevità, la storia riesce a essere coerente, dei personaggi principali ci si fa un'idea sufficientemente chiara... non so però quanto la mia comprensione sia stata influenzata (e facilitata) dal fatto che conoscessi già la storia. Anche se mi sembra che la maggior parte delle persone qui che non avevano letto il monologo abbia trovato il fumetto abbastanza chiaro e soddisfacente...
Sarebbe stata una bella cosa però il fatto di avere la storia su Topolino mi è sembrato un fatto positivo, vendendola separatamente forse sarebbe arrivata a meno persone. Metterla sul settimanale mi è sembrato un modo più immediato e semplice di far arrivare la storia ai lettori, sia quelli abituali di Topolino sia quelli interessati specificamente a quell'adattamento.Elikrotupos ha scritto: Se avessero davvero voluto fare un progetto serio, letterario, avrebbero dovuto realizzare un albo di una novantina di tavole (di grandi dimensioni), magari da allegare a Topolino o da vendere separatamente nelle edicole, nelle fumetterie e, perché no, nelle librerie.
Sul fatto della rappresentazione fumettistica della musica: la parte del duello l'ho trovata efficace, mi è piaciuta meno quella della "danza con l'Oceano", forse questa davvero troppo breve, e per come è stata impostata nelle varie vignette dà più l'idea di una corsa lungo la nave che non di una danza: mi sembra che non renda bene l'idea.
Di DoubleDuck mi sono persa gli episodi precedenti, questo è carino, la storia non è esattamente il mio genere preferito ma mi sono piaciuti i disegni, e i colori, soprattutto nelle vignette notturne e buie.
I do not fit. I know that.
a onor del vero devo dire che la brevità è una cosa che ho notato IO nelle storie di oggi, molti non sono del mio stesso parere. Quindi forse hai ragione tu, sarà dovuto al fatto che siamo cresciuti. Ma allora va a farsi fottere il vecchio slogan del Topo "dai 0 ai 90 anni"...Ivy Walker ha scritto:La brevità è una cosa che mi aveva un po' disturbata ma pensavo fosse dovuta al fatto che sono invecchiata... ho comprato Topolino dopo anni proprio per Novecento e la prima parte soprattutto mi è sembrata cortissima. Da bambina non mi capitava mai di trovare una storia troppo corta quindi ho pensato fosse un problema derivante dalla crescita.
Se però dici che è un problema diffuso nelle storie di oggi allora forse non sono cambiata solo io ma è cambiato anche Topolino... non so, però penso che riprenderò a comprarlo, nonostante tutto non l'ho trovato così diverso da quando lo leggevo fino ad una decina d'anni fa.
Invece io penso il contrario, il fatto che sia sul giornale e non su un albo a parte ne limita l'audience, anche perché Topolino non è che abbia 'ste grandi vendite. Altre iniziative editoriali Disney non collegate al Topo hanno dimostrato invece di vendere anche più di Topolino, ultimo caso quello della cronologica completa delle storie di Carl Barks con il Corriere della Sera.Ivy Walker ha scritto:Sarebbe stata una bella cosa però il fatto di avere la storia su Topolino mi è sembrato un fatto positivo, vendendola separatamente forse sarebbe arrivata a meno persone. Metterla sul settimanale mi è sembrato un modo più immediato e semplice di far arrivare la storia ai lettori, sia quelli abituali di Topolino sia quelli interessati specificamente a quell'adattamento.
Comunque se ti interessa le puntate precedenti di Doubleduck le trovi online su http://www.topolino.it
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”







