
Come nel 1977 si sia riusciti a produrre un Fantasia italiano non è dato saperlo. Fattostà che il film esiste, e a dirla tutta non sfigura troppo coi suoi colleghi d'oltreoceano. Certo, in molte sequenze la natura semplice e bozzettiana dell'animazione viene fuori, ma ci appare più come una loro caratteristica, voluta dagli autori che come un limite del film, che è capace di ben altro. Allegro non Troppo è il terzo lungometraggio di Bruno Bozzetto dopo West & Soda e Vip: Mio Fratello Superuomo, e rifacendosi dichiaratamente al Fantasia di Disney mette in scena diverse sequenze live-action. Solo che a differenza di Fantasia, qui le sequenze di presentazione tendono a raccontare una specie di storia, dai toni scollacciati, in cui un presentatore truffaldino e un violento direttore di un'orchestra di vecchiette sottopongono un povero disegnatore (interpretato da Nichetti) ad ogni genere di maltrattamento, per costringerlo a disegnare le sequenze animate in tempo reale. Queste parti sono buffe, divertenti e con un umorismo tendente al grottesco anche se spesso hanno la pecca di essere troppo lunghe e di spezzare leggermente il ritmo del film. Spesso sul palcoscenico appaiono ospiti inattesi che possono andare da un gorilla al celebre Signor Rossi, il più famoso personaggio animato bozzettiano.
Fra i pregi di Allegro non Troppo non si può non menzionare l'ottimo gusto con cui sono stati scelti i brani dei sei segmenti che compongono il film. Tutti pezzi piacevoli, orecchiabili e efficaci. Una selezione che azzarderei essere anche superiore a quella Disneyana.

Preludio al Pomeriggio di un Fauno (Debussy)
Si inizia già da subito con il più puro stile bozzettiano. La risposta italiana alla Pastorale di Beethoven riprende il povero Debussy, scartato a suo tempo dal primo Fantasia, e mette in scena la storia di un povero vecchio fauno insoddisfatto e ossessionato dal desiderio sessuale. Il pezzo, dopo una prima parte idilliaca e divertente che mostra i goffi tentativi del satiro di camuffarsi da giovane per attirare le ninfe, diviene di colpo cupo quando lui si rende conto del suo fallimento. La visionarietà della parte finale si esplicita fra una visione erotica e l'altra fino alla disillusione finale e l'allontanarsi del protagonista su di un terreno che si scoprirà essere il corpo di una donna immensa (forse Gea, la Terra). Una scelta intelligente quella di partire mostrando da subito lo stile standard del film, per non creare attese e disillusioni, e allo stesso tempo confermandone l'autonomia stilistica.

Danza Slava n. 7 (Dvorak)
Si prosegue con una stilizzazione ancora maggiore per un segmento veloce veloce che descrive la dura battaglia contro il conformismo di un ometto che dall'età della pietra all'era moderna spinge involontariamente il resto dell'umanità verso il progresso. Lo stile povero del pezzo ricorda non poco il B.C. di Johnny Hart.

Bolero (Ravel)
Come abbia potuto lasciarsi sfuggire Walt nel 1940 le grandi potenzialità visive di questo pezzo non è dato saperlo. Fattostà che il Bolero di Ravel si conferma come il capolavoro assoluto fra i segmenti del film. E' il corrispettivo della Sagra della Primavera, e racconta la nascita della vita...da una bottiglia di Coca Cola. Paradossalmente uno dei più banali simboli del consumismo moderno (ricordiamo che Bozzetto era prima di tutto un pubblicitario) assume qui una valenza nuovissima, quando viene lanciato da una navicella spaziale, a mo' di rifiuto su un pianeta sconosciuto (forse la stessa Terra). Il coagularsi della prima forma di vita è lento, ma poi il brano diventa una marcia incessante che un gruppo di forme di vita compie attraverso le epoche trasformandosi sempre di più, fino ad arrestarsi a causa delle costruzioni della più furba e opportunista di loro: la scimmia.
Visionario e caratterizzato da un animazione ricca di drammaticità (forbidabili i chiaroscuri pastellosi) questo pezzo, per la sua fuidità, ha ben poco da invidiare a tanta animazione americana. Intelligente anche la scelta di situarlo al centro del film e allo stesso tempo creare l'effetto sorpresa, per un genere di animazione che si pensava rimanesse ormai nella stilizzazione.

Valzer Triste (Sibelius)
Assieme al Bolero costituisce la punta di diamante del film. Un segmento carico di tristezza, malinconia e inquietudine che mostra un gatto aggirarsi tra le rovine della casa che un tempo lo ospitò, demolita per far posto agli appartamenti cubicoli che come cellette ricoprono il mondo. Davanti ai suoi occhi prendono vita i fantasmi del passato, tanti piccoli elementi live-action che si collocano dove un tempo dovevano stare i loro corrispettivi "reali". Forse il segmento che lascia di più al termine della visione, assolutamente angoscioso. L'animazione del Gatto (che si scoprirà anche lui essere un ricordo, forse della stessa casa) poi è meravigliosa. Superiore al Bolero di Ravel e assolutamente degna della migliore scuola americana. Capolavoro.

Concerto in Do Maggiore (Vivaldi)
Si ritorna allo standard, col penultimo pezzo dove un'Ape cerca di banchettare con un fiore ma non ci riesce a causa di due umani innamorati che invadono di continuo il suo campo. Questo breve pezzo presenta lo stile pubblicitario tipico di Bozzetto, presentando un abbinamento con la musica assolutamente ottimo.

L'uccello di Fuoco (Stravinsky)
L'Uccello di Fuoco in chiusura? Ma dove l'avevamo già visto? Ad ogni modo qui viene utilizzato per raccontare la storia di Adamo ed Eva, creati da Dio direttamente con la plastilina e l'animazione in stop motion. Solo che questa volta a mangiare la mela è proprio il serpente che nel sonno viene catturato da dei diavoloni e si ritrova a sognare la Modernità e ad essere sballottato tra i simboli dei mali del mondo tra cui il sesso a pagamento, il consumismo e il potere temporale della chiesa in un delirio visivo stilizzato ma suggestivo fino a che il serpente non decide di rinunciare alla Mela e con essa al progresso stesso.
Al termine dei segmenti il disegnatore Nichetti e la Donna delle Pulizie per cui ha mostrato di nutrire una certa simpatia nel corso del film, si ridisegnano per volare via e lasciare il povero presentatore a cercare un finale con cui concludere tutto. Con una fin troppo lunga sequenza animata in cui un tecnico ritardato cerca in archivio il finale del film e con un presentatore nel frattempo colto da manie di grandezza che progetta Biancaneve e i Sette Nani si chiude quindi Allegro ma non Troppo.
A conti fatti si possono ricontrare alcune tematiche ricorrenti nel corso dei segmenti, innanzitutto la Creazione, vista in ben due segmenti (L'Uccello e il Bolero) e sotto due diversi punti di vista. Poi c'è l'Erotismo che apre e chiude il film non risparmiando gli interstials e il brano di Vivaldi. E per finire il grande tema, che compare più di tutti gli altri, toccando in diverso modo tutti gli episodi (meno il primo): è il progresso dell'uomo che distrugge la natura e l'innocenza appiattendo l'esistenza. E' forse questa la nota malinconica a cui si deve il titolo?
Allegro non Troppo è un'anomalia nel panorama cinematografico italiano a cui si dovrebbe guardare per impare a costruire uno stile nostrano,senza tentare di imitare goffamente un modello americano a cui potremo arrivare solo per vie traverse. E la via è proprio quella della stilizzazione e dell'umorismo graffiante. Allegro non Troppo è passato in patria quasi inosservato per essere invece osannato proprio in America dove molti elementi tra cui la brevità delle seqeunze, la presenza sul palco di gag buffe e dei tavoli da disegno e soprattutto la chiusa sono state riprese da Roy Disney per Fantasia 2000 ricambiando quindi il favore fatto da Bozzetto allo Zio.

